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La memoria è un bene di un incommensurabile valore!

La partita giocata allo Stadio Comunale di Acerra da Diego Armando Maradona, nel lontano marzo del 1985, per raccogliere fondi per sostenere le spese sanitarie di un bambino in difficoltà, è stata ripresa, in occasione della prematura scomparsa del campione argentino, da tutti i media internazionali.
In realtà, proprio di recente, in una importante produzione di SKY firmata da Matteo Marani dedicata alla complessa e articolata vicenda della trattativa e dell’acquisto da parte del Napoli del Pibe de Oro, la partita di beneficienza di Acerra venne utilizzata proprio per concludere il documentario, una dettagliata ricostruzione di grande valore storico e giornalistico.
Il significato della partita “giocata tra le macchine e nel fango”, in realtà, deve essere individuato, ad oltre 35 anni di distanza, nell’essere una dimostrazione tangibile e manifesta della generosità di questo campione straordinario. In effetti, si è saputo col tempo che tantissimi erano i gesti di solidarietà e altruismo che, in modo riservato e lontano dalle telecamere, venivano compiuti da Maradona. Ogni vigilia di Natale, come ha raccontato Salvatore Carmando, storico massaggiatore del Napoli, era solito recarsi presso l’orfanotrofio del Santuario della Madonna di Pompei per portare doni e affetto ai ragazzi.
In uno strano segno del destino, la morte di Diego Armando Maradona è caduta in un anno in cui, definitivamente, è stato eliminato lo Stadio Comunale di Acerra, che oggi – con i fondi stanziati dalla Regione Campania per le Universiadi – poteva già essere ritornato ai gloriosi fasti ed essere un gioiello di impiantistica sportiva.
Non è questo il momento per riprendere le polemiche e le lacerazioni causate dalla scelta dell’attuale amministrazione di Acerra di realizzare un parco in quel posto, ma la “macabra” coincidenza è stata notata ed evidenziata con forza sui social, tanto da indurre una delle massime cariche istituzionali della città, il Presidente del Consiglio Comunale, ad assumere l’impegno di ricordare la figura di Maradona nel parco, cercando di porvi, in qualche modo, una sorta di “riparazione”.
Forse un monumento, forse una targa, si vedrà.
Vale la pena, prima di approfondire la questione, di ricordare che l’amministrazione comunale di Acerra non ha mai percepito o avvertito, sul piano della sensibilità o della consapevolezza, il valore storico di quella partita del 1985 a differenza di quanto hanno riconosciuto i giornali e le televisioni di tutto il mondo o da ultimo, grandi campioni come Paolo Maldini, attuale dirigente del Milan.
Lo stadio era la testimonianza vivente di quel momento straordinario. Per continuare a mantenere quel valore di testimonianza bisognava conservare la sua funzione, continuando a metterlo sempre al servizio di nuove generazioni di ragazzi, di certo non apponendo qualche segno in un luogo che non è, né potrebbe essere oggi considerato, lo stesso.
Non è stato così, si vedrà se l’amministrazione manterrà i propri impegni, ma su questo particolare aspetto è doveroso alzare la guardia. Il sindaco ha più volte dimostrato in questi anni di voler rincorrere gli umori e le passioni della gente, anche di fronte a passaggi gravi e dolorosi come la morte. È, infatti, già successo e ripetutamente, che di fronte ad una morte che investe e coinvolge tante persone, il sindaco si affretta a manifestare dolore e partecipazione, facendosi carico di voler “coltivare la memoria”, di voler commemorare, di ricordare in forma solenne.
Era successo in occasione della tragica scomparsa di Pasquale D’Angelo, storico capo Ultras della Curva B, peraltro caro amico di Diego Armando Maradona, morto in Russia per seguire in trasferta del Napoli in campo europeo. In occasione dei funerali furono manifestati solenni propositi per ricordare la figura di questo nostro concittadino.
È stato fatto ampiamente notare in queste ore di grande sofferenza che, anche in altre circostanze, questi propositi siano stati manifestati dai vertici istituzionali del Comune.
Era successo, per fare un altro esempio, proprio sullo Stadio Comunale che fu intitolato, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Espedito Marletta alla memoria dell’Avv. Ignazio Caruso che lo aveva realizzato negli anni sessanta. Dopo la decisione di realizzare un parco urbano a via Manzoni, il sindaco Raffaele Lettieri aveva chiaramente manifestato la volontà di mantenere la stessa intitolazione dello Stadio per una forma dovuta di rispetto verso il glorioso predecessore.
Alle parole, tuttavia, non sono mai seguiti i fatti; passano gli anni e continua a non farsi nulla.

La memoria è un bene di incommensurabile valore. Non è una fugace passione da rincorrere. Misurarsi con essa è un esercizio di grande responsabilità, di grande equilibrio e ponderazione, soprattutto quando essa investe la sfera pubblica e le decisioni delle istituzioni. Si può anche decidere di non attribuire alla memoria alcun valore, ma non è nella disponibilità neanche del potere abbandonarsi a giocare con la memoria, in un esercizio cinico, più o meno calcolato e consapevole, che spesso finisce però con l’essere una presa in giro, inevitabilmente grave perché nessuno potrà porvi realmente rimedio.
Pasquale Sansone

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