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Tre domande per Acerra!
1) Lunedì in Consiglio Comunale si consuma un dramma istituzionale. La mancata comunicazione, obbligatoria per legge, dell’adozione da parte della Giunta comunale di una delibera di prelevamento dal Fondo di Riserva viene, apertamente, addebitata dal sindaco al Presidente del Consiglio Comunale.
Le istituzioni sono una cosa seria; non sono un’osteria, dove tutto può finire, tranne il conto, a tarallucci e vino. Gli errori sono fonti di responsabilità e i protagonisti devono trarre, sempre, le conseguenze. Il sindaco, che pure in questi anni ha disposto del decano del Consiglio a proprio uso e consumo, è stato chiaro sulla colpa, evitando di farsi carico del problema.
Il Presidente del Consiglio Comunale doveva prendere atto della sfiducia di fatto verso il suo operato manifestata apertamente dal sindaco e indirettamente dal Consiglio stesso, rassegnando subito le dimissioni.
Questo non è avvenuto.
Non è più in gioco, a questo punto, la credibilità e la dignità personale, ma la dignità e la credibilità delle istituzioni democratiche. Il Consiglio Comunale ha il dovere di affrontare subito la questione, rimuovendo definitivamente una presenza che, oramai, è fonte solo di raccapricciante imbarazzo.
Lo farà?

2) Un ex assessore della giunta Marletta, Carmine Anatriello, in qualità di tecnico, viene condannato a quattro mesi di reclusione per un abuso edilizio denunciato dal Corpo di Polizia Municipale. È sicuramente un episodio grave, ma se fosse solo uno spiacevole accidente professionale, la storia avrebbe uno scarso significato pubblico.
In realtà, in poche ore, questa vicenda da tribunale, per la quale il Comune di Acerra non si era costituito parte civile, accende i riflettori su limacciosi fatti amministrativi. Da un lato, si apprende che il tecnico, ex assessore si ripete, aveva nel frattempo partecipato ad uno dei concorsi banditi dal Comune, ma soprattutto aveva ricevuto un imponente e delicato incarico tecnico dal Comune per il collaudo delle rete viaria realizzata nel Piano degli insediamenti produttivi.
La delicatezza dell’incarico, relativo ad una delle opere pubbliche più problematiche per il Comune di Acerra, avrebbe dovuto imporre uno scrupolo diverso nell’individuazione del tecnico. Di certo, una pendenza giudiziaria relativa proprio ad attività professionali che si interfacciano con preminenti e fondamentali poteri comunali sarebbe stato, accanto alle recenti funzioni politiche esercitate, dovunque un ostacolo insuperabile, per ragioni di opportunità, per evitare conflitti di interesse, per non cadere in prevedibili condizioni di incompatibilità.
Chi contesterà al dirigente dell’Ufficio tecnico la grave superficialità con la quale ha liberamente scelto di incaricare questo tecnico, non verificando l’esistenza dei gravi e rilevanti motivi di inconferibilità dell’incarico?

3) Il Comune di Acerra sta diventando una miniera per alcuni avvocati. Una miniera d’oro.
I costi del contenzioso che gravano sulle casse comunali si sono accresciuti a dismisura. La vicenda dei canoni idrici pregressi è una vera e propria emorragia, come quelli derivanti dalle cosiddette insidie stradali. In questo casi si potrebbe dire che ognuno deve fare il proprio mestiere.
Il problema però esiste anche con i legali di fiducia dell’ente, non solo con le controparti.
Il Comune conferisce un incarico legale per poche centinaia di euro alcuni anni fa. Dopo qualche mese, il compenso, attraverso una nuova determina dirigenziale, viene adeguato con altri duemila euro per l’incremento tariffario intervenuto e per i maggiori costi di giudizio.
A conclusione dell’iter giudiziario, il principe del foro presenta una parcella di oltre trentamila euro. Il Segretario comunale cerca di resistere, ma alla fine è costretto a liquidare l’intero importo per evitare una prevedibile soccombenza futura rispetto ai rilievi, tecnici e giuridici, mossi dal principe del foro che si appiglia alla legge, al decreto, al cavillo, al regolamento e alla convenzione di “Ginevra e di Stoccolma”.
In un rapporto professionale del genere, tuttavia, dovrebbe esserci anche la correttezza, lo scambio leale di informazioni e di rilievi proprio rispetto al mutamento delle condizioni e dei costi, oltre ai ragguagli sull’evoluzione della controversia giudiziaria. In una pubblica amministrazione seria e dignitosa o in qualunque altro comune dell’aversano o del beneventano questo rapporto professionale non procederebbe oltre.
Al Comune di Acerra, si può essere certi del contrario.
Il principe del foro, in ogni caso, si occupa, tra le altre questioni, di una importantissima e milionaria vertenza del Comune. I cittadini possono essere certi che gli interessi dei cittadini e dell’ente saranno adeguatamente tutelati e rappresentati in questo fondamentale giudizio, per il quale sicuramente c’è da attendersi un’altra corposa parcella?

Pasquale Sansone

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