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Ad Acerra, nonostante tutto, la natura sta vincendo la sua battaglia

La natura ha una forza straordinaria e insondabile. Nel male, nel bene. Simbolica e reale.
La rinascita delle sorgenti del Riullo sono l’espressione reale e simbolica di questa forza.
La natura, nonostante tutto, sta vincendo la sua battaglia. L’acqua risorge proprio dove era scomparsa alcuni anni fa. L’emungimento massiccio da parte di apparati industriali pesanti come la Montefibre, la pressione e il peso della vicina autostrada, l’impatto dell’interporto di Marcianise erano state le possibili cause del loro prosciugamento e della caduta in profondità. Fatto sta che le sorgenti sono rinate o hanno trovato una nuova strada. Una buona notizia per Acerra. L’appassionato impegno di tanti cittadini che si stanno prendendo cura di quel luogo deve essere sostenuto da tutti e, in particolare, da tutte le istituzioni. Difendere e valorizzare quel luogo, anche per la forza simbolica, significa infatti alimentare la speranza di un riscatto della città e di una rigenerazione possibile di un territorio martoriato. Calabricito è un luogo simbolico e la strada che conduce alle sorgenti impone riflessioni più generali sulla storia recente della nostra comunità e il fallimento della sua classe dirigente.
Quando si gira nella strada di campagna che tutti siamo soliti definire del “bosco di Acerra” , lo sguardo si posa inevitabilmente sulla mole mastodontica e inquietante del termovalorizzatore e delle ecoballe stoccate nei suoi pressi. Girando nella strada, poi, sulla sinistra si incontrano gli scavi portati avanti dalla Soprintendenza, testimonianza di uno storico splendore e di una realtà significativa come Suessola. Subito dopo c’è Casina Spinelli. La facciata principale tradisce. Lo stato dell’immobile è peggiore di quello che sembra a prima vista. Il tempo e soprattutto il suo abbandono stanno facendo decadere questo eccezionale immobile vanvitelliano in un rudere.
Proseguendo ancora in una campagna un tempo rigogliosa, ma oggi ancora fertilissima, si scorge la sagoma di un muro di cemento armato che delimita un’area tristemente famosa: la discarica di Calabricito. Il muro costituisce la messa in sicurezza di quella discarica, cioè la creazione di una barriera fisica con il resto del territorio, con gli uomini e gli animali. È infatti un luogo contaminato da diossina in particolare.
La realtà di Calabricito, il susseguirsi di luoghi fisici e simbolici è una metafora della storia recente della città. Dove non mancano elementi nuovi e forti di speranza, come le sorgenti rinate, ma anche i segni evidenti del fallimento di una lunga stagione politica e democratica da cui occorre emanciparsi in fretta. Il dirottamento, infatti, delle risorse finanziarie delle compensazioni ambientali sulla scuola di Piazzale Renella renderanno estremamente difficile se non impossibile il recupero della Casina Spinelli, destinata sempre più a rimanere un rudere abbandonato, popolato da uno schiamazzante pollaio. Il Piano regionale delle bonifiche approvato dalla Giunta regionale non ha finanziato la bonifica della discarica preventivata in novantamila euro e il Parco archeologico stenta a fare dei passi concreti in avanti, peraltro meno decisi dei passi inquietanti compiuti da progetti faraonici di minacciose cementificazioni logistiche in quel territorio.
Una classe dirigente seria, nel percorrere “la stradina del bosco”, dovrebbe rendersi conto del peso della via crucis compiuta, dei fallimenti disseminati, per poter apprezzare sul serio la forza e la speranza che quelli sorgenti muovono nelle coscienze di tanti acerrani.

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