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La latitanza della politica e i protagonismi non richiesti

Stiamo attraversando uno dei momenti più delicati e allarmanti della storia democratica ed amministrativa della Città di Acerra.
I segnali di questa crisi profonda vengono da lontano, ma stanno assumendo, nelle ultime settimane, tratti sempre più inquietanti.
In primo luogo, al Comune di Acerra si è incancrenita la crisi politica della coalizione di governo e di maggioranza, incapace di definire una soluzione e uno sbocco per l’esecutivo, da settembre carente di fondamentali pedine.
Da mesi, infatti, il sindaco che puoi chiamare per nome non provvede alla sostituzione degli assessori dimissionari, anche se da settimane, alla fine di un singolare e perverso gioco a scacchi, pregno di furbizie, giochetti e scherzetti, sono stati individuati dall’Udc i nomi dei sostituti, nelle persone di Carmine Riemma e Vincenzo Iorio, due importanti consiglieri comunali in carica.
Quali ostacoli, di ordine politico o altra natura, impediscano al sindaco di procedere alla formalizzazione dell’incarico, dopo aver consentito di far circolare questi nomi, non è semplice comprenderlo.
Di certo, questa situazione denota un accentramento di potere senza precedenti e relega la giunta comunale a una sorta di inutile e formale appendice dell’ente locale.
Gli assessori, normalmente al centro del dibattito politico e amministrativo, sono diventati figure irrilevanti, marginali e senza alcuna considerazione che versano in un’imbarazzante e mortificante condizione di anonimato politico e istituzionale.
Il sistema di potere comunale si è inevitabilmente spostato, in ragione di una precisa volontà politica e di un logoramento tangibile del valore della politica e della professionalità, sui dirigenti comunali sui quali è venuto a cadere gran parte del peso del governo dell’ente locale.
I compiti di gestione e di collaborazione, a cui i dirigenti sono tenuti dalla legge, non costituiscono più il limite invalicabile posto a presidio della buona amministrazione, della distinzione dei ruoli e delle responsabilità politiche ed amministrative.
La preoccupazione che essi non riescano ad assicurare più il necessario ruolo tecnico e di imparzialità, si è radicata nel mondo politico e istituzionale, che spesso, per obiettive ragioni, interpreta la loro azione come parziale e fortemente influenzata dal potere politico comunale.
Potrebbe anche non essere così nella realtà, ma se appare a uomini di lunga e navigata esperienza, molto distanti e diversificati, per estrazione e cultura, significa che è già stato prodotto un danno importante e grave alla dignità e alla credibilità delle istituzioni. Siamo di fronte a un modo di operare e agire di questi dirigenti largamente prevedibile, come è testimoniato, negli ultimi tempi, dalla delicata questione del personale e delle prove selettive per l’acquisizione di importanti professionalità.
La trasparenza e la pubblicità di ogni passaggio è diventata un’eventualità che dipende dal momento e dalle circostanze. Sul portale comunale si provvede a pubblicare gli atti quando “pare” e quando “piace”, con una grave compromissione del diritto dei cittadini e delle forze politiche ad accedere a informazioni fondamentali.
Le gravissime accuse e polemiche sulla prove selettiva per l’assunzione del dirigente amministrativo, che si continuano ad alimentare in queste ore per la richiesta urgente di accesso agli atti da parte dei consiglieri di opposizione, sono state ampiamente e diffusamente previste, preannunciate e attese da settimane, perché solo degli sprovveduti potevano pensare che la mancata nomina di un assessore al personale per mesi e il mutamento della delega dirigenziale per il personale, attribuita ad ottobre alla Segretaria generale, fossero un accidente imprevisto e del tutto casuale.
La tempistica e la natura di queste scelte del sindaco hanno rinfocolato il clima di sospetto, a cui l’apparato burocratico, spesso abbandonato dal sindaco al proprio destino, lasciato solo anche in queste ore difficili, semplicemente, doveva, nei modi più opportuni e con lucida discrezione, sottrarsi per tempo, al fine di preservare l’integrità di un ruolo fondamentale e delicato. Nessuno vuole pensare che le procedure e i provvedimenti siano stati carenti sul piano della correttezza, tuttavia giungerci in queste condizioni e in questo modo, pone e porrà problemi sempre più rilevanti sull’effettiva tenuta della vita amministrativa.
Nel futuro della città, il logoramento delle figure di garanzia e di terzietà, poste a tutela del trasparente esercizio del potere nell’ente locale, costituisce l’ennesima e ulteriore eredità dannosa di questo sindaco, con la quale nei prossimi anni si dovranno fare necessariamente i conti.

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