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Acquedotti Scpa? Il Consiglio Comunale intervenga subito!

Acerra. Acquedotti scpa? Il Consiglio Comunale intervenga subito!
Nel corso di queste settimane e, in particolare degli ultimi giorni, sono giunte in redazione diverse segnalazioni sulle attività svolte dalla Società Acquedotti scpa nella gestione del servizio idrico e fognario comunale. I cittadini sono molto preoccupati di alcuni disservizi, della tariffazione e dalla scarsa manutenzione delle caditoie e delle fogne. L’acqua è da sempre un affare e una grande questione. Rivolgiamo qualche domanda a Pasquale Marangio, dirigente del Partito Democratico di Acerra, per avere qualche elemento in più.
Pasquale Marangio, chi è Acquedotti scpa?
«È la società partecipata del Comune di Acerra a cui, attraverso una concessione, è stata attribuita per trenta anni la gestione esclusiva del servizio idrico integrato, cioè rete idrica e fognaria, nella città dall’ottobre del 2006. Il Comune possiede una piccola quota azionaria ed esprime un componente nel Consiglio di Amministrazione della società mista, che nasce su iniziativa dei comuni di Orta di Atella, Melito e Qualiano con la partecipazione di un socio privato».
Tra i compiti della Società rientra la pulizia della caditoie?
«Proprio in queste ore, il Partito Democratico ha presentato un’interpellanza esattamente per fare chiarezza su questo punto, ma è evidente che la manutenzione del sistema fognario sia uno degli obblighi fondamentali della società verso il Comune e i cittadini. Le caditoie poste sulle strade comunali sono parte del sistema fognario comunale. Non mi sembra, la mia osservazione, una grande scoperta ingegneristica. In ogni caso l’amministrazione comunale, nonostante i continui allagamenti che hanno colpito diverse zone della città, si doveva, per tempo, attivare per garantire una programmata pulizia delle caditoie. Speriamo che l’autunno sia clemente».
È possibile prospettare i costi della manutenzione delle fogne cittadine in un anno?
«Non saprei quantificare, neanche con approssimazione, i costi. Penso tuttavia che un’efficace attività programmata di manutenzione implichi del personale, mezzi tecnologici e costi di smaltimento dei materiali prelevati, considerati dalla normativa rifiuti speciali. Non stiamo evidentemente parlando di pochi euro. Non assicurare quindi la pulizia di questi impianti, per chiunque ne sia obbligato, si traduce in un bel risparmio, ovviamente ai danni della città e dei cittadini che hanno subito conseguenze dirette dagli allagamenti. Il Consiglio Comunale deve esigere risposte chiare e fare un punto sullo stato e sul livello di attuazione della concessione.»
Quali sono le questioni aperte o inattuate?
«I ritardi più significativi riguardano il potenziamento e miglioramento delle reti idrica e fognaria nonché degli impianti a cui il concessionario sarebbe tenuto sulla base di programmi annuali. In quasi dieci anni si è fatto poco o nulla, eppure questo doveva rappresentare uno dei ritorni strategici per il Comune. La società, poi, gestisce dal 2010 le tre stazioni di sollevamento della fogne, ma continua scaricare i costi direttamente sul Comune. In prospettiva lo farà sulle utenze, cioè sui cittadini. Eppure sembra che la società, quando ha rilevato il servizio, non sapesse dove scaricavano i collettori fognari comunali, correndo il rischio di incorrere nel reato di disastro ambientale, andando a sfociare direttamente nei Regi Lagni. Non mi pare realistico e serio.
A proposito di costi, è ancora aperta la questione del mancato pagamento all’Arin della fornitura idrica da parte del Comune. Acquedotti scpa ha risolto il problema almeno da questo punto di vista?
«Per il bilancio della società partecipata direi in modo molto efficace e utile. Siamo di fronte a una finanza creativa e innovativa, che fa impallidire Tremonti. Il Comune di Acerra continua a rispondere contrattualmente e in sede giudiziaria della fornitura idrica assicurata dall’Arin anche per periodi successivi all’ottobre 2006 per un importo di circa due milioni di euro fino al 2012, immagino nel frattempo la somma si sia incrementata. Gli amministratori della società partecipata, quindi, si sono dimostrati troppo capaci di “scaricare” anche questi costi sul Comune.»
Mentre gli amministratori del Comune?
«L’esatto contrario. È un fatto gravissimo. Il Comune in primo luogo doveva procedere a “volturare” la fornitura idrica a carico di Acquedotti scpa. Questo non è avvenuto entro trenta giorni dalla consegna del servizio – quindi nel 2006 – come era stato stabilito dalla concessione e atti conseguenti, ma questo è continuato a non avvenire, ancora oggi, nonostante gli esposti al Prefetto, le segnalazioni e le interrogazioni. Pensi che neanche il legale che difende gli interessi del Comune nei procedimenti per i decreti ingiuntivi proposti dall’Arin, un valente professionista di Succivo, ha finora sollevato questa questione chiamando in causa l’effettivo debitore, cioè Acquedotti scpa, il quale non è per nulla riconoscente verso il Comune così “signore e gentiluomo”.
Che significa, perché non è riconoscente?
«L’altro giorno ho letto una determina di incarico legale per la costituzione in giudizio del Comune di Acerra chiamato in causa proprio da Acquedotti scpa davanti al Giudice di Pace di Nola, dove alcuni cittadini hanno sollevato il problema della legittimità degli incassi delle acque reflue ottenuti sulle bollette dell’acqua da Acquedotti scpa tra il 2006 e il 2008. Mi pare evidente che verso il Comune non si è avuta nessuna considerazione. È una brutta pagina che avrebbe richiesto atti e posizioni forti da parte dell’amministrazione comunale, ma anche di chi la rappresenta nel Consiglio di Amministrazione della società. Il Comune non investe la società quando sono in ballo milioni di euro, la partecipata di fronte a poche decine di euro non esita invece a investire il Comune.»
Sembra assurdo quindi?
«Non è assurdo. Senza giri di metafore, occorre sradicare e rompere meccanismi istituzionali e amministrativi perversi nella relazione instaurata tra la società e il Comune. È il Comune che per legge deve controllare la società. In questo caso sembra il contrario, con vantaggi che vanno solo in un’unica direzione, senza che vincoli e obblighi a carico della società siano fatti rispettare. Gli amministratori e i dirigenti comunali difendano gli interessi e i diritti dell’ente, senza alcuna forma di subalternità, sudditanza e condizionamento. Il quadro che ho descritto è verificabile negli atti amministrativi e potrei segnalarne decine. Si è valicato, da tempo, il limite della decenza. Non conosco chi sia il rappresentante del Comune nel Consiglio di amministrazione di Acquedotti scpa. So solo cosa e chi rappresenta. Il quadro descritto dimostra la sua inutilità e le dimissioni sarebbero un atto doveroso, che imporrebbero al Consiglio Comunale e al Sindaco di affrontare seriamente una gestione disastrosa e una relazione societaria che si sta rivelando, con la forza dei fatti, dannosa per gli interessi della città e del Comune.»

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