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Chiude il Banco di Napoli di Via Duomo!

Acerra. La filiale storica del Banco di Napoli a Via Duomo ha chiuso.
È, in realtà, un pezzo della storia della città a chiudere, non soltanto uno sportello bancario. Per tantissimi anni è stata la banca ad Acerra, è stata l’unica banca degli acerrani, una specie di istituzione cittadina che si affacciava su una delle principali strade e piazze, come il Municipio a Piazza Castello.
I risparmi, le speranze, la difficoltà o la crescita di molte famiglie acerrane, nella fase di trasformazione economica di una realtà rurale e contadina verso la contemporaneità, sono passati per quegli uffici.
La chiusura della banca avrebbe dovuto interrogare la classe politica e dirigente di questa città, le sue istituzioni – ammesso che lo sappiano – perché la chiusura di uno sportello bancario è sempre un indice dei problemi economici della comunità, della difficoltà di produrre e accantonare ricchezza da parte delle famiglie, della crisi dei settori produttivi e del commercio.
La desertificazione della città si sviluppa nel tempo, la crisi sociale si manifesta in piccoli, ma significativi segnali. Aspettarsi eventi clamorosi è un errore o una stupidità, in quanto fenomeni strutturali di questa natura costituiscono un processo lento e inesorabile, per comprensibili ed evidenti ragioni, un processo complesso.
La chiusura della banca è anche un’ulteriore conferma dell’abbandono del centro storico della città.
Fino a qualche anno fa, infatti, il centro storico, partendo da Piazzale Russo Spena arrivando alla stazione ferroviaria, era il cuore pulsante e vitale della città. Le principali attività commerciali e le più significative istituzioni, finanziarie e pubbliche, si svolgevano lungo l’asse formato da via da Vinci, via Duomo e Corso Garibaldi.
Siamo di fronte a un fenomeno profondo di cambiamento dei tratti essenziali dell’evoluzione urbanistica e materiale della città, determinato da una duratura crisi economica, dalla gigantesca pressione della grande distribuzione sul commercio locale, in parte dalla stessa chiusura del plesso scolastico di Piazzale Renella e soprattutto dall’incapacità di governare la situazione con un’azione amministrativa e politica consapevole.
Non si tratta di responsabilità solo locali.
Sarebbe, tuttavia, un crimine morale e culturale scegliere il silenzio di fronte all’evidente esclusione del centro storico dalle priorità amministrative individuate dal Comune, quantomeno attraverso un’opera di rimozione e dimenticanza più o meno consapevole.
Il centro storico non è interessato da nessun intervento o programma di riqualificazione, di valorizzazione, di sostegno e di tutela. La giunta si predispone a portare a compimento, quando sarà, l’intervento su Piazza Castello, peraltro intervenendo – a più riprese e nella più assoluta mancanza di partecipazione della città – sul progetto ereditato dalle precedenti amministrazioni.
La meritevole attenzione mostrata, poi, nel promuovere iniziative culturali, di valorizzazione del Castello Baronale, di cura per il periodo natalizio non è riuscita – assolutamente – ad arginare questa deriva. Queste iniziative positive, in realtà, dovrebbero inserirsi in una strategia più ampia e coerente, capace di misurarsi con la sfida di interrompere l’abbandono e il degrado del centro storico e favorire la sua rivitalizzazione, per avere fino in fondo senso.
La città, in effetti, non si può governare pensando solo a poche settimane all’anno, quando, nel restante lungo periodo, rischia, semplicemente, di morire per asfissia.
A questo giornale non interessa il giuoco politico, interessa solo la Politica, intesa come interesse generale della città. E’ questo il dovere, l’unico dovere, a cui quotidianamente non si sottrarrà. Se a qualcuno questo impegno “civile”, questo dovere professionale ed editoriale, preoccupa, se ne faccia una ragione o se proprio non riesce ad accettarlo, pensi seriamente ad un ricovero.

Pasquale Sansone

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