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Il Procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo, dott. Federico Cafiero de Raho ai microfoni di Tablò

Oramai ci troviamo di fronte alla ramificazione ed alla trasformazione di un fenomeno quale il bullismo. Incresciosi fenomeni provocati da criminali senza scrupoli e senza età, non possono passare per atti di bullismo. Chi usa armi per fare del male, è un criminale. Adolescenti senza freni, dalle parole, dalle offese gratuite, sono passati all’uso delle armi contro coetanei indifesi e bravi ragazzi. Lo studente che ha accoltellato il coetaneo quattordicenne nella scuola superiore di Aversa, non può essere affatto considerato un bullo: è un criminale e come tale deve essere punito e trattato. Un detto antico dice: la mal’erba deve essere estirpata.
Abbiamo incontrato ed intervistato il Procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo, dott. Federico Cafiero de Raho e con lui abbiamo parlato dei vari fenomeni di illegalità che stanno attraversando e che interessano il Bel Paese.
Dottor Cafiero, tra bullismo ed illegalità esiste ancora un confine? Da tempo noi sottolineiamo che il bullismo è l’anticamera della criminalità camorristica.
«Certamente è una illegalità e il terreno dell’illegalità è il terreno fertile per dare forza alla Camorra. La Camorra tenta anche di confondersi in un’illegalità generale e quindi sicuramente il bullismo costituisce una delle manifestazioni importanti dell’illegalità.
Non va sottovalutato, poiché in genere è una manifestazione giovanile violenta che potrebbe anche essere espressione di devianza, delinquenza, ma anche disagio sociale.
Bisognerebbe intervenire tempestivamente per fronteggiarlo e poterlo indirizzare verso un programma di rieducazione».
Le nostre terre hanno vissuto il dramma delle baby gang? Cosa si può fare in merito?
«Questo è un aspetto che contrassegna alcuni nostri quartieri, non sempre sono espressioni di delinquenza organizzata; a volte, quando assurgono a fenomeni di questo tipo, è certo che il gesto eclatante, la violenza estrema, di per se, devono essere quantomeno consentiti dalla camorra, altrimenti non si potrebbero avere manifestazioni di questo tipo; altre invece, sono quelle forme di aggressione prive di preavviso, quasi ingiustificate, che avvengono repentinamente e a carico di soggetti occasionalmente individuati.
Scuole, assistenti sociali, tutto l’apparato istituzionale, dal comune alla Regione, insieme alle forze dell’ordine, che controllano il territorio, dovrebbero intervenire e cercare di dare un indirizzo rieducativo, formativo e di reinserimento sociale».
I giornalisti sono costantemente minacciati…..
«Questo è un altro aspetto importante che deve essere valutato con grande attenzione, perché i giornalisti minacciati sono soprattutto quelli che svolgono inchieste a volte nemmeno direttamente sorrette dai grandi editori. Sono per lo più giovani molto impegnati intellettualmente, molto sensibili rispetto al fenomeno mafioso, camorristico e ndranghetista e quindi pronti ad evidenziare le peggiori manifestazioni criminali.
Da soli, con una macchina da presa, si portano sui territori ed evidenziano i guasti che ben altri soggetti avrebbero dovuto rilevare molto prima, quindi nei loro confronti più che solidarietà, va data garanzia, protezione, un intervento serio dello Stato, per fare in modo che l’informazione e la libera stampa possa raggiungere quegli obiettivi che la nostra Costituzione tutela».
Qual è la differenza tra il criminale ambientale e il criminale camorristico?
«A volte non c’è differenza, tuttavia a volte è l’ambiente che determina il criminale, soprattutto in quelle fasce sociali più deboli rispetto alle quali c’è quasi una frattura della società; in questo caso sarebbe possibile probabilmente riavvicinare e rieducare il delinquente molto più facilmente che non un soggetto inserito nella Camorra per convinzione piuttosto che per necessità».
Pasquale SANSONE

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