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Lettieri non ha amministrato, ha gestito un potere!

A meno di due anni (22 mesi) dalle prossime elezioni comunali, è già possibile comprendere e prevedere il bilancio dell’esperienza di governo del primo cittadino che potevi chiamare per nome.
Infatti, i tempi e le procedure amministrative forniscono riferimenti sicuri e incontrovertibili per stabilire che alcuni interventi o azioni non saranno più realizzabili. Per fare un esempio concreto e di grande significato, è ragionevole, fin da adesso, affermare che non sarà possibile riqualificare i quartieri popolari della Gescal e delle Madonnelle. Le proteste e le raccolte di firme che i comitati di quartiere hanno promosso, infatti, potranno incontrare risposte vere e non promesse o impegni elettorali più o meno solenni, solo in futuro e soprattutto solo da parte di una nuova amministrazione.
Raffaele Lettieri non ha amministrato, ha gestito, coerentemente con la sua storia politica e personale, con le propensioni e la capacità mostrate in tanti anni, soltanto un potere. Tutti gli assessori che avevano qualcosa da esprimere si sono dati alla fuga, mentre i pezzi raccogliticci di una maggioranza priva di consapevolezza e spina dorsale continuano a mortificare la funzione fondamentale del Consiglio Comunale, ridotto a un mero organo di ratifica, a un brandello istituzionale.
Una sua rielezione sarebbe, altrove, assolutamente improbabile e improponibile. Ammesso e non concesso che riuscirà a tenere a bada le ambizioni e la sete di affermazione personale dell’altro pezzo della diarchia, avrà pochi argomenti per convincere l’elettorato: la duratura gestione clientelare della vita amministrativa, l’organizzazione di eventi e di spettacoli, l’occasionale avvio o conclusione di opere pubbliche programmate e definite da altre amministrazioni, come la piscina comunale o gli interventi di Più Europa.
Lo stesso sindaco è consapevole dell’inadeguatezza della propria capacità di buon governo, tanto da essere costretto a comunicare, con enfasi imbarazzante, anche la più fisiologica ordinarietà, pur di dare la sensazione mediatica di fare qualcosa o, peggio, a comunicare quello che fanno gli altri. Ormai questa pochezza superba e furbesca muove sentimenti di rabbia e fastidio in tanti cittadini, ma, in alcuni, anche un umano senso di irritata tenerezza, nella consapevolezza che questa mistificata apparenza stia affossando ogni possibilità di futuro ad Acerra.
In effetti, il problema principale non è tanto il destino politico del sindaco, ma la drammatica e pesantissima eredità che ipoteca, sul terreno della realtà viva e concreta, il destino di un’intera generazione di acerrani.
Le tantissime indagini giudiziarie hanno svelato per un verso i meccanismi di alterazione della costruzione del consenso democratico, per l’altro hanno mostrato il condizionamento sulla vita amministrativa di sfere di influenza e di potere politico e istituzionale, con il paradosso che un dirigente che scopre una truffa ai danni del Comune non vada premiato dall’amministrazione, bensì punito. In un ribaltamento di funzioni e interessi senza precedenti e nel dispregio di elementari valori morali ed etici, i consiglieri comunali non soltanto si adoperano, senza incontrare alcuna azione di contrasto, per lucrare sui gettoni di presenza, ma anche per pregiudicare gli stessi interessi dell’ente, a loro affidati dalla legge, alimentando ed organizzando, per esempio, il contenzioso per i canoni idrici pregressi.

La Corte dei conti ha ribadito di recente l’esposizione del bilancio del Comune al rischio del dissesto finanziario, a causa dell’enorme debito idrico, calcolato dalla magistratura contabile in 23 milioni di euro, aprendo scenari inquietanti sulle dinamiche amministrative e gestionali che lo hanno determinato.
La vanificazione del processo di approvazione del nuovo piano urbanistico comunale, frutto di una evidente decisione presa a tavolino, ha bloccato per oltre un decennio lo sviluppo programmato del territorio, favorendo un coacervo di interessi professionali e imprenditoriali di pochissimi privilegiati, non così lontani dalla stanza del potere, a discapito dell’intera economia locale e di qualunque ipotesi di sviluppo.
L’ambiente è stato condannato al definitivo disastro per una voluta incapacità di affrontare, con risolutezza e strategia consapevole, l’importante passaggio di poteri dalla gestione straordinaria sui rifiuti alla Regione Campania. Non è un caso che il piano regionale delle bonifiche approvato non recupera nessuno degli interventi di risanamento definiti e approvati in precedenza nei programmi del Commissariato Straordinario e dell’Accordo quadro per le compensazioni ambientali. In nome di qualche finanziamento regionale per qualche concerto, si è aperta un’autostrada ai disegni di sfruttamento del territorio come dimostrano la scellerata questione delle ecoballe, il piano regionale dei rifiuti, l’abbandono dei Regi Lagni tra le priorità regionali.
Se questi sono i fallimenti più rilevanti, non mancano situazioni disastrose nelle gestione del personale comunale, nel lucido abbandono della scuola o nella capricciosa programmazione delle opere pubbliche, con la vergognosa decisione di realizzare un parco pubblico “pezzotto”, da dover e poter fare sfruttando un territorio così vasto e libero,  con la conseguenza di privare la città di una funzione superiore come lo stadio comunale che non sarà delocalizzato altrove, non essendo stati individuati né l’area, né il progetto, né soprattutto le fonti di finanziamento.
Di questa pesante eredità tutti iniziano a cogliere l’ingente portata.
È , senza giri e forzatura di parole, una situazione da emergenza civica.
È, proprio per questo, indispensabile che, andando oltre la commovente spinta dal basso fornita in queste settimane da volenterosi e associazioni, la parte più avveduta del mondo politico, la società civile più illuminata e meno compromessa con il potere e il cattolicesimo democratico percorrano,insieme, un tratto di strada indispensabile per salvare il futuro di questa città, ristabilendo valori etici, un’identità civica, un senso di appartenenza condivisa, la buona e sana amministrazione, il bene collettivo.
In fondo, tutti hanno qualcosa da farsi perdonare e qualche colpa. Nessuno si deve quindi sentire offeso, perché è, molto semplicemente, la forza della verità e della nostra storia cittadina recente.

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