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L’infinita battaglia per l’ambiente di un prete di frontiera

Lettera aperta a Matteo Renzi
Parrocchia San Paolo Apostolo – Parco Verde Caivano

Caro Presidente,
sono padre Maurizio Patriciello, il prete al quale promettesti, nell’ episcopio di Aversa, di ritornare nella “ terra dei fuochi” quanto prima per renderti conto di persona di come andavano le cose. Le cose, purtroppo, non vanno bene. I roghi continuano ad ardere indisturbati. La gente si ammala e muore.
La disoccupazione, lo sai meglio di me, ha raggiunto vette da capogiro.
L’ Italia, unita nei doveri, non lo è affatto nei diritti. Quando vieni? Aiutami ad aiutare la mia gente. Aiutami a tenere accesa la speranza nei cuori dei giovani. Le nostre parrocchie sono diventate dei veri e propri dispensari, dove tante mamme vengono a chiedere pane e latte per i loro figli, o un aiuto per pagare le bollette di luce e gas.
La povertà, che già tante famiglie sopportavano con dignità, si è trasformata in miseria nera. Miseria che diventa pericolosa per tutti. Pochi giorni fa, un gruppo di missionari, presenti in ogni parte del mondo, trovandosi in Italia, è venuto a farmi visita. È stato un momento bello di amicizia e condivisione. Dopo l’ incontro in parrocchia, i missionari hanno voluto visitare qualche “ sito” inquinato.
Li ho portati alla “ zona vasta” di Giugliano, quel luogo che sembra uscito dall’ inferno, dove la terra fuma senza bruciare, sprigionando un fetore irrespirabile. Là, a pochi metri dalla “ Resit”, sopravvive, nell’ indifferenza più totale, il “ popolo degli invisibili”: centinaia di Rom, con bambini, neonati, donne incinte. Ho sentito un missionario sussurrare a un altro: « Questo campo è simile alle favelas dell’ Amazzonia …».
Ma noi siamo in Italia! Io ci sono, Presidente. La Chiesa campana c’è. E con noi tanti italiani di buona volontà su cui il governo può contare. ll nostro è un grido di aiuto. Non lasciarlo cadere nel vuoto. Attendo. Fiducioso attendo. Pubblico questa lettera pronto anche a sopportare gli insulti di chi non crede più nelle promesse fatte da chi detiene il potere oggi in questa nostra Italia tormentata e bella.
Don Maurizio Patriciello
Caivano, 2 Agosto 2015

L’infinita battaglia per l’ambiente di un prete di frontiera!
Don Maurizio Patriciello intervistato dal Direttore Pasquale Sansone, presso la sede dell’ordine dei farmacisti della Provincia di Napoli.

Napoli gennaio 2014.
Non è mai stanco di raccontare don Maurizio Patriciello la sua battaglia contro i crimini ambientali nella Terra dei Fuochi, nonostante siano passati tanti anni dalla decisione di scendere in campo per denunciare i mali che affliggono questi territori e le tante morti innocenti che si portano dietro.
«Da quando abbiamo cominciato ad affrontare questo problema che ci sta uccidendo, subito mi è venuta chiara una cosa: bisognava mettersi tutti insieme, altrimenti da questo scempio non ne saremmo usciti. Io sono un parroco di Caivano, a quattro passi da Acerra, e, stando in campagna, i roghi tossici li vedevo e li respiravo e li vedo e li respiro ancora. E ingenuamente pensavo che come li vedevo io, li stessero vedendo anche il sindaco, i vigili urbani e i carabinieri e, avendo rispetto delle competenze altrui, pensavo che intervenire non fosse il mio lavoro. Il mio era quello di formare le coscienze, di scrivere su Avvenire ogni tanto sull’argomento, parlarne in diocesi, ma pensavo che il mio compito dovesse finire lì. Alla fine, però, ho capito che non bastava: i roghi continuano ad esserci e le nostre campagne sono piene di immondizia» continua don Patriciello «E finalmente abbiamo aperto gli occhi, abbiamo capito che la spazzatura non è solo quella urbana. In effetti  questo è stato il grande inganno che ci ha tenuto prigionieri per tanti anni. Ogni volta che si parlava di emergenza rifiuti, le telecamere arrivavano in piazza Plebiscito e facevano vedere Napoli zozza in tutto il mondo. E allora ognuno si vergognava della sua città, bisognava fare qualche cosa e si decideva di pulire Napoli, mandando l’immondizia in provincia. E così dietro la mia parrocchia c’è un cimitero di monnezza, i cosiddetti cdr e a pochi passi l’inceneritore di Acerra, i Regi Lagni e i roghi tossici».
Così spiega la decisione di intervenire in prima persona e coinvolgere il territorio in quella che è una battaglia senza tregua, una corsa per la vita, in cui il sacerdote e tutti quelli che gli sono affianco hanno scoperto cosa c’è dietro: «Siamo così scesi in campo e abbiamo compreso che il vero problema non erano i rifiuti urbani, ma quelli industriali altamente tossici. Il decreto legge di dicembre adesso provvederà ad arrestare coloro che si troveranno ad appiccare i roghi, ma chi è che lo fa? È probabile che siano disoccupati, persone ridotte allo stremo dalla povertà, che per 30 euro vanno in campagna a bruciare. Li arrestiamo? Bene, ma non abbiamo risolto il problema vero. Bisogna chiedersi cosa sta bruciando? E chi è il mandante? Così si apre uno scenario terribile, perché non è un problema da poco, ma si tratta di un intero sistema industriale che ha lavorato così per tantissimi anni». Un sistema ben collaudato, che si è servito della criminalità organizzata locale per i suoi traffici loschi. «Quando si dice che siamo vittime della camorra, io sono d’accordo fino ad un certo punto. La verità non è tutta lì. La camorra ha reso un pessimo servizio alla nostra comunità, è vero, è gente che non ama nessuno, nemmeno i suoi figli.  Ma quando dico che la camorra i veleni non li possedeva, intendo dire che è stata l’industria malata a servirsi della criminalità. Tempo fa, dopo una lettera aperta a lui indirizzata, ho avuto modo di parlare con Carmine Schiavone per 4 ore e mezza,  a un certo punto gli ho chiesto: ma che camorristi siete stati voi, a permettere agli industriali del nord di portare i veleni in casa vostra?».
Ne ha per tutti, don Maurizio, e ricorda quando ad un evento, seduto fra due parlamentari, ascoltava uno dei due accusare i cittadini di non essere stati abbastanza attenti nel fare in modo che questi sversamenti e roghi non si verificassero: «Gli ho detto: ma tu quanto guadagni al giorno? Io guadagno 33 euro al giorno e se ne vanno in benzina per andare in giro a denunciare queste cose. Se abbiamo eletto te in Parlamento è perché io potessi fare il prete serenamente e mia nonna potesse fare la casalinga con altrettanta serenità e tu dovresti fare il tuo dovere. Non mi sembra giusto scaricare la colpa sui cittadini, non è onesto».
E allora, c’è la camorra, l’industria disonesta e anche un sistema politico che non ha tutelato il suo territorio e dal territorio alla salute il passo è breve. «Quando mi dicono che non è vero che qui si muore più che altrove, che al nord il tasso di tumori è lo stesso, rispondo: ma forse dimenticate che si tratta del nord industrializzato, noi qui siamo in quella che un tempo era la campania felix. Quindi noi stiamo morendo come si muore al nord, ma senza le industrie, tra povertà e miseria. Non si può dire che non ci sono studi scientifici al riguardo, è solo un sipario. Ambiente malato vuol dire salute che se ne va. Veleni interrati, terreni sequestrati…e ci dicono che i prodotti sono buoni. Va bene, ci credo, ma la mia domanda è: è normale coltivare su una discarica?»
C’è ancora il tempo per lanciare un appello ai conterranei, affinché portino sempre attenzione a questi temi di vitale (è proprio il caso di dirlo) importanza e sottolinea come, nonostante spesso la burocrazia ci metta del suo, si possono superare gli ostacoli: «Questa storia ci riguarda tutti: tutti respiriamo, beviamo,  mangiamo. C’è bisogno di tutti quanti. Un medico di Frattamaggiore, Luigi Costanzo, ha fatto una cosa semplicissima: dato che non hanno voluto fare il registro tumori,  si è preso la briga di andare a vedere quante persone hanno richiesto il codice 048 per l’esenzione ticket per tumori, dal 2008 al 2012: solo nel nostro distretto sono aumentate queste domande del 300 %».
Infine, non smettere mai di ricordare ai politici che il dramma della Terra dei Fuochi non è finito: «Penso che il nostro dovere sia quello di aprire gli occhi su questo nostro territorio, stimolare i politici che quando sono lasciati a se stessi, tendono a impigrirsi, per così dire…. Quando sono stato dall’allora ministro dell’interno Cancellieri, con le foto scattate in questi territori, era sconvolta: “è un disastro! Una tragedia! Mamma mia… mi avevano detto che era tutto finito”. E quando è arrivato Gaetano Pecorella con la commissione bicamerale, ha detto: “siamo fuori dal mondo!” Anche l’ex ministro Balduzzi se ne è andato con le lacrime agli occhi. Io ho creduto a quelle lacrime – stimolarli perché prendano le misure necessarie affinché giustizia sia fatta  –  Deve essere tolta la possibilità di mandare a casa chi è colpevole, lasciando che i reati cadano in prescrizione, mentre abbiamo le nostre carceri piene solo di ladri di mele. È una cosa insopportabile, una mortificazione per l’Italia, per la democrazia, per i morti, un’ingiustizia somma!»

Carla Panico

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