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Non giustifichiamo i bulli, non nascondiamo il bullismo!

Gli episodi di bullismo che si stanno verificando dentro le mura scolastiche, all’uscita ed all’ingresso di alcune scuola di Acerra, non sono casi isolati, essi non possono essere sottovalutati e non devono essere tenuti nascosti.
Chi applica questa metodologia o tenta di sminuire il problema per mantenere alti i canoni della scuola, per mantenere alto il numero degli iscritti, è complice di questo malvagio fenomeno che negli ultimi tempi va crescendo sempre di più.
Agli sfottò di un tempo ed al lancio d’acqua sugli alunni, all’uscita della scuola della Ferrajolo del quartiere Madonnella, si sono aggiunti schiaffi, cazzotti nello stomaco e martellate sulle gambe ad allievi seri ed educati. Insomma, il ragazzo dalla faccia pulita, studioso e rispettoso, è il bersaglio, è la vittima predestinata di questi maledetti bulli che attraverso il loro maldestro comportamento ed atteggiamento, tendono ad accreditarsi come leader all’interno del branco o della comitiva.
Ad oggi vogliamo essere ancora buoni se questi soggetti, da anagrafe del rischio minorile, li definiamo e li consideriamo bulli, anche perché sta crescendo in molti l’idea che il bullismo sia l’anticamera della criminalità ed il passaggio dal bullismo alle baby gang criminali, sia breve. Se ci troviamo di fronte all’emergenza bullismo ad Acerra, è opportuno prendere, nell’immediato, misure per scongiurare il peggio.
Tali fenomeni si sono verificati anche nello spazio antistante alla scuola media Caporale di piazza Falcone Borsellino ed in alcune scuole elementari. In quest’ultime, è di “moda” tra i bulletti di seconda o terza elementare, il taglio dei capelli.
Il bullismo è sempre esistito già dai racconti di Edmondo De Amicis nel libro Cuore del 1886, pertanto non è un fenomeno di oggi.
Però ci sono delle enormi differenze tra il bullismo odierno e quello di ieri, una ad esempio, sta nel comportamento dei genitori che, una volta convocati dall’insegnante in classe, prendevano con l’orecchio i propri figli, mortificandoli davanti all’intero gruppo degli alunni. Era un monito, un segnale forte del genitore nei confronti del figlio, tale da non far più ripetere quell’azione da bullo nei confronti dei compagni di classe, ma anche un segnale di un’alleanza delle due agenzie educative fondamentali per la vita di un bambino: la scuola e la famiglia; insieme concorrevano per la formazione delle generazioni del futuro. Oggi, invece, spesso, non solo i genitori non accettano i giudizi degli insegnanti, ma qualche volta li contestano con le buone andando al Tar a protestare in caso di bocciatura, e qualche volta con le cattive, mettendo le mani addosso ai professori.
Qualcosa è cambiato? Si, tanto!
Dicevamo che il passo dal bullismo alle baby gang criminali è breve, pertanto sposiamo con forza l’idea dell’anagrafe del rischio già in tenera età, lanciata da una mamma, la prof.ssa Maria Luisa Iavarone, madre di Arturo, il ragazzo che a Dicembre del 2017, a Napoli, rimediò 17 coltellate che lo ridussero quasi in fin di vita. Mentre vorremmo genitori che, dopo un cattivo voto o un’azione da bullo del proprio figlio, riuscissero ad esercitare l’autorevolezza del ruolo genitoriale. Insomma sarebbe opportuno che la scuola e la famiglia ritornassero ad essere gli alleati di un tempo per concorrere alla formazione delle future generazioni: un qualcosa che si può, anzi si deve!
«Nella lotta al bullismo ognuno deve fare la sua parte: i ragazzi hanno l’obbligo di denunciare gli atti di violenza a cui assistono, i genitori devono esercitare una maggiore presenza e vigilanza sui minori e le istituzioni hanno il preciso compito di collaborare con scuole e famiglie per promuovere progetti integrati che possano produrre un’inversione di tendenza. E’ necessario fare emergere un nuovo modello di sviluppo educativo». Lo ha detto Maria Luisa Iavarone, Presidente associazione “Artur”., che ha catturato l’attenzione dei giovani studenti dell’Istituto Comprensivo Statale “72° Palasciano” di Pianura mostrando le drammatiche immagini dell’aggressione subita dal figlio Arturo con i dettagli delle venti coltellate ricevute dai componenti della baby gang responsabile dell’agguato, in occasione della seconda tappa di @scuolasenzabulli prevenzione per combattere il cyberbullismo promossa dal Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania.
«Bisogna arginare tutti i comportamenti discriminatori che poi diventano tristemente fatti di cronaca. Questo risultato – ha evidenziato Domenico Falco, Presidente del Corecom Campania – può essere raggiunto solo attraverso l’istruzione perché dove c’è cultura non ci può essere bullismo. Il Corecom Campania ha deciso essere al fianco delle scuole per combattere il bullismo per far comprendere ai nostri ragazzi l’ importanza della libertà di espressione e il valore della diversità».
Pasquale Sansone

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