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Pezzalunga. Una tempesta perfetta, in un bicchiere d’acqua

Pezzalunga. Una domenica di primavera: in una lontana contrada cittadina con tanti alberi già in fiore, Pezzalunga, è l’occasione giusta per affollare la piccola parrocchia di San Carlo Borromeo. Il prete si è molto impegnato, in questi anni, per riportare i fedeli alla celebrazione della Messa. È riuscito a raggiungere l’obiettivo pastorale: i risultati si vedono. La domenica mattina, infatti, la Chiesa è piena, ma la lunga strada si riempie d’auto, non tutte osservanti del codice della strada e della segnaletica. I vigili urbani giungono sul posto e sono costretti ad elevare qualche multa. Il parroco non ci sta e si lamenta pubblicamente sui social: è un prete giovane, moderno. Il giorno dopo, un comunicato stampa del Comune replica duramente “all’invettiva talare” apostrofandola come diffamatoria e incoerente rispetto alle posizioni espresse in questi mesi dal giovane e combattivo parroco.
Fermi tutti: qualcosa non quadra in questa vicenda.
Il comando dei vigili urbani svolge una funzione di polizia. È un compito gravoso, ma che non viene esercitato per conseguire il consenso. L’applicazione della legge è una imposizione per sua natura. Non deve essere giustificata, tanto meno motivata. Se c’è un’infrazione che viene accertata, essa deve essere sanzionata; punto e basta. Forse il giovane e combattivo “prete di campagna” avrà esagerato, sarà stato condizionato dalla felicità di vedere la Chiesa piena o dalla preoccupazione di aver, con le proprie opinioni espresse pubblicamente nel recente passato, sovraesposto la propria amata comunità dei fedeli.
In una società sana, la forza e la credibilità delle istituzioni avrebbero chiuso l’incidente mediatico in pochi secondi. Il Comando dei vigili poteva e doveva limitarsi ad affermare che gli operatori avevano agito nel pieno rispetto della legge e delle procedure previste: un messaggio rassicurante e finalizzato a ricostruire quel delicato e fondamentale patrimonio che è la fiducia.
Invece, il comunicato stampa del Comune, in realtà dell’ufficio stampa del sindaco, è altra cosa. Cerca di giustificare l’intervento dei vigili a Pezzalunga, perché ci sarebbero stati degli esposti di alcuni cittadini. Intanto, un’azione di polizia, programmata o necessitata che sia, non deve avere una giustificazione nei suoi antefatti e soprattutto, per tante ragioni, occorre assicurare la piena riservatezza delle dinamiche che la innescano. È un dovere, un fondamentale interesse di natura pubblica. Tuttavia, l’esistenza di un esposto avrebbe, con ogni ragionevolezza, motivato e suggerito, per fin troppe evidenti ragioni, una discreta ed efficace azione di prevenzione che avrebbe potuto contare proprio sul coinvolgimento attivo della parrocchia.
Il comunicato del comune, invece, va oltre la misura: accusa esplicitamente il sacerdote di disorientare le persone. Viene sottolineato che, come rappresentante delle istituzioni religiose aveva – proprio su benedetti social – sollecitato la pulizia dei marciapiedi nella contrada e l’intervento della polizia municipale. Perché lamentarsi, peraltro in aperta contraddizione con sé stesso?
Proprio così: il “prete di campagna” viene contestato dall’amministrazione comunale come un avversario politico, seguito e monitorato su Facebook o in qualche intervista giornalistica rilasciata proprio sul tema dell’abbandono delle contrade.
Ma questi si rendono conto?
In poche ore, la mancanza di serenità, l’incapacità di confrontarsi con forme di dissenso, l’ottusità di porre tutto e tutti sullo stesso piano hanno prodotto troppi danni. La questione dell’abbandono delle periferie e delle contrade in particolare è un dato di fatto incontrovertibile, come la diffusa diffidenza verso l’operato delle forze dell’ordine e dei vigili urbani, spesso accusati dall’opinione pubblica, forse anche con interessata leggerezza, di non avere uniformità di comportamento.
Il sindaco aveva, ha e avrà sempre il dovere di confrontarsi con il dissenso, sapendo tutelare e preservare tutti gli interessi pubblici superiori, anche rivendicando l’azione posta in essere dalla macchina amministrativa che rappresenta. È il suo ruolo. Poteva essere una straordinaria occasione per ritornare a discutere di alcuni problemi, di ritornare a ragionare sulla condizione di degrado e di abbandono di queste parti del territorio superando ogni tipo e forma di eccesso, poteva essere una bella e appassionata pagina della vita democratica della città, poteva essere un momento unico di maturità civile e culturale.
Poteva e non è stato.

 

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