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Presentato ad Acerra il libro di don Alfonso Lettieri

Una «serata tra amici» per parlare di «tredici storie» che «interpretano» in modo «particolare» il Vangelo.

Il primo luglio nella Biblioteca diocesana di Acerra è stato presentato il libro Tra le righe del Vangelo, del sacerdote Alfonso Lettieri. Sono intervenuti il vescovo Antonio Di Donna, il biblista don Emilio Salvatore, e il direttore dell’Ufficio diocesano per la cultura, don Giorgio Capelli.

Chi scorre le 80 pagine del lavoro di Lettieri, si accorge dell’originalità del testo: gli oggetti inanimati prendono la parola e vengono elevati dall’autore ad «attori non protagonisti» della storia di Gesù. Lo hanno capito subito le centinaia di persone che gremivano la Biblioteca quando il giovane Aniello ha dato inizio alla serata leggendo la presentazione del libro: il testo che parla di se stesso.

Don Emilio Salvatore ha «guardato» il libro da «tre angolature». Dopo aver posto il genere letterario nella storia della letteratura italiana – citando il surrealista Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea De Chirico, secondo il quale «gli uomini non sanno ascoltare le voci delle cose e non sanno vedere i paesaggi che popolano l’aria» -, il professore di Sacra Scrittura si è soffermato sulla «dimensione fanciullesca che anima questi racconti di don Alfonso», e sullo «sguardo da bambino» dell’autore, che «rivela un candore da piccolo propriamente evangelico» intessendo «un dialogo con gli oggetti e le cose anche inanimate».

La terza angolatura è quella del Vangelo. Gli oggetti inanimati – la stella dei magi; la rete di Pietro; i sandali dei missionari del Vangelo; le ceste della moltiplicazione dei pani, in cui un nonno racconta la storia delle ceste di Tiberine; il cuscino del sonno di Cristo durante tempesta non ancora sedata; il mantello toccato dall’emorroissa; la moneta del tributo; il profumo della peccatrice nella casa del fariseo; le bende di Lazzaro; il vino dell’Ultima Cena, i chiodi della Crocifissione – parlano ma sono tutti «protagonisti muti di racconti evangelici», ha detto don Emilio, per il quale «la scelta dei temi» segue «un percorso di cristologia narrativa», come quando «torna indietro per toccare la barella del paralitico guarito, quasi a dire che non basta la risurrezione di Cristo, ma quella di ognuno di noi».

Quello di don Alfonso è, secondo don Emilio, «un modo reinterpretativo di fare letteratura a partire della Bibbia», sull’esempio di «Una vita di Cristo. Volete andarvene anche voi?», del grande autore italiano Luigi Santucci. L’episodio delle pietre – settima storia del libro di don Alfonso – lo conferma: durante l’ingresso a Gerusalemme, mentre la folla acclama Gesù e i farisei gli chiedono di rimpoverarla, Gesù afferma: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre (Lc19, 37 – 40)».

Per il sacerdote della diocesi di Alife – Caiazzo, amico da tanti anni di don Alfonso, «il messaggio è evidente: non c’è realtà anche fredda ed inerte che non sia coinvolta nella salvezza e chiamata a testimoniare la bellezza della fede a chi pur avendo occhi ed orecchie non sa ascoltare», e Alfonso «realizza ciò che Gesù profetizzava a suo tempo: per chi crede, tutta la vita e la storia, il cosmo e l’umanità è una straordinaria narrazione del Vangelo». Per cui, oltre ad essere «un saggio di teologia narrativa» e «un sussidio per una meditazione a partire da uno sguardo altro», il libretto di don Alfonso è anche «la testimonianza di un animo sacerdotale, fine e sensibile, profondo e delicato, che trova nelle pieghe della storia provocazioni di Vangelo da cogliere con stupore».

Don Giorgio Capelli ha definito la fisionomia del libro «molto particolare». A partire da due grandi teologi, come Urs Von Balthasar ed Henri De Lubac, don Giorgio ha affermato che «pur non trattandosi di un trattato vero e proprio», il libro di don Alfonso ci parla di teologia perché «qui si vede che uno si è messo a pregare e ha chiesto alla Spirito Santo di poter comprendere meglio quanto in Cristo si è rivelato all’uomo del Mistero trinitario». E se è vero, come dice Balthasar, che «il vero modo fare teologia – per tutti i cristiani e non solo gli specialisti – è mettersi in ginocchio per capire il mistero dell’uomo nel Mistero di Dio, questo libro è un invito per ognuno a pregare in ginocchio davanti al Mistero e compiere così l’atto autenticamente teologico che tutti i cristiani sono chiamati a fare».

Per don Giorgio, il libro di don Alfonso «non è propriamente neanche un trattato di esegesi». Ma «pur non essendo un’esegesi di carattere storico, morale o anagogico, per il senso spirituale di interpretazione delle scritture, che ci insegna cosa credere e impegna lo spirito umano ad un ascolto attento delle mosse creative dello Spirito Santo, e per lo sforzo dello spirito di don Alfonso nei confronti dello spirito di Dio, noi siamo di fronte ad un opera esegetica», cioè di interpretazione della Sacra Scrittura.

Citando il Piccolo Principe di Saint Exupery, don Giorgio ha infine affermato che «questo libretto è estremamente utile per la catechesi, in particolare ai bambini», e dunque «uno strumento significativo da offrire alle parrocchie e per il giornale diocesano La Roccia»

«Stupito e commosso» per la partecipazione e l’interesse che il libro ha suscitato, l’autore don Alfonso Lettieri ha confessato che «queste storie non sono nate per comporre un libro», ma «una alla volta», e solo «dopo l’incoraggiamento del vescovo sono state messe insieme», senza neanche lontanamente immaginare ad «una serata tutta dedicata a me». 

Don Alfonso ha ringraziato tutti esortando ognuno a farsi «portavoce di buone notizie», ancor più della Buona Notizia del Vangelo che «passa ogni istante nella nostra vita», perché se è vero che nel libro gli oggetti, e addirittura le pietre, danno testimonianza dell’unico protagonista, Gesù, ancor più noi abbiamo il dovere di «rispondere al bisogno di buona nitizia» di tutti quelli che incontriamo lungo il cammino.

«Siamo una bella Chiesa, ognuno per la sua parte», ha concluso don Alfonso, per questo dobbiamo «gridare le cose belle che ci dicono della bellezza di Gesù».

A don Alfonso si è unito il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, per il quale «serate come questa aiutano il presbiterio a crescere spiritualmente e culturalmente per una Chiesa di Acerra sempre più bella».  

Il vescovo Di Donna, che è autore della prefazione e «testimone diretto della nascita di questo libro», in quanto don Alfonso è il suo segretario particolare, ha detto che si tratta di una «buona e bella lettura per l’estate», invitando ognuno ad adottare tra le tredici storie quella più vicina alla propria sensibilità.

«Nel Vangelo nulla è secondario», ha detto ancora il vescovo, il quale ha richiamato la sensibilità e la capacità di don Alfonso di «leggere tra le righe della vita di quelli che incontra» a partire dalle righe del Vangelo e dalla sua capacità di attenzione alle relazioni e alle piccole cose. E la «numerosa partecipazione» di amici e sacerdoti lo ha confermato.

Ha animato la serata il Dual Duo, composto dai maestri Mauro Caturano e Maria Giovanna Siciliano Iengo, con il loro lavoro discografico Tango Tales, dove per chitarra e clarinetto sono proposti brani del grande maestro argentino Astor Piazzolla. Due giovani, Carmela e Aniello, hanno letto storie tratte dal libro. A.P. 

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