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Per fortuna c’è la Pizza

Acerra. Le festività natalizie, con l’Epifania, si sono concluse, anche ad Acerra.
In realtà, nella nostra città l’aria di festa non si è respirata, neppure per un momento o per qualche ora. Le anonime e tardive luminarie non hanno alcuna colpa o responsabilità. Gli improbabili eventi organizzati dal Comune non aspiravano ad avere alcun merito e, infatti, sono riusciti nell’intento: nessuno si è accorto della loro esistenza.
I problemi di Pasquale Sommese, arrestato per una grave inchiesta giudiziaria e ancora referente politico del sindaco Raffaele Lettieri, hanno bloccato il flusso di denaro dalla Regione Campania e l’amministrazione comunale ha dimostrato di non saper camminare con le proprie gambe.
La città era un deserto abbandonato.
L’unico elemento di vitalità è stato la pizza. Acerra, nel panorama regionale, sta diventando sempre di più un punto di riferimento. Una covata di bravi e giovani pizzaioli, una straordinaria generazione, sostenuta dal competente e appassionato supporto di Tommaso Esposito, si è imposta all’attenzione di tutti, portando schiere di persone nella nostra città.
La pizza, ovviamente, è una bellissima, felice e importante oasi, ma rimane pur sempre un’oasi. Non è un caso che, in modo sempre più ampio e diffuso, si parla della “morte della città”. Basta fare una passeggiata nelle ore serali, per i corsi principali, per il centro storico e le sue piazze, fino a pochi anni fa brulicanti di persone, per rendersi immediatamente conto. Le attività commerciali stanno subendo danni enormi e la crisi sta assumendo caratteri sempre più marcati e irreversibili. L’assenza di un progetto urbano complessivo e opere pubbliche realizzate parzialmente e frettolosamente, come Piazza Castello, una viabilità improvvisata e senza senso, stanno presentando un drammatico conto.
Intanto, al processo ai dipendenti per i fenomeni di assenteismo appurati dalla Polizia di Stato al Comune di Acerra, hanno testimoniato i potenti dirigenti comunali. Hanno sostenuto di non poter sapere dell’assenza dei dipendenti. Non si comprende se questa impossibilità derivasse da problemi logistici o materiali. Tutti i dirigenti hanno fornito la stessa versione. Stiamo alla buona fede: si conferma che in nessun ambito amministrativo comunale – ciascun dirigente è infatti tenuto al controllo delle presenze dei dipendenti affidati – venivano effettuate le verifiche periodiche. Era quindi un andazzo generale che l’amministrazione comunale conosceva e accettava, senza sollecitare la propria dirigenza a porre in essere rimedi e azioni di contrasto a fenomeni patologici di cui si avvertivano sintomi e segnali. L’amministrazione comunale, in realtà, era l’unica ad avere un interesse a tenere buoni i dipendenti, ad accettare una deriva organizzativa. Nella quasi totalità di loro, in effetti, i dipendenti sono anche elettori. Per questo motivo, la costituzione di parte civile in questo processo da parte del Comune, è una barzelletta che tenta di nascondere le responsabili complicità di un’amministrazione furba quanto incapace, vile quanto inadeguata.
Del resto, dopo il blitz delle Polizia, cosa si è fatto in tutti questi anni al Comune di Acerra per contrastare il fenomeno dell’assenteismo, se non intasare gli uffici di persone che, a vario e provvisorio titolo, frequentano i corridoi di Viale della Democrazia, alimentando confusione e precarietà e rendendo ancora più problematico l’eventuale controllo?
Alla faccia dell’interesse generale.
Pasquale Sansone

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