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Oltre il fondo?

Acerra. È difficile limitarsi alla fredda cronaca del consiglio comunale celebratosi ieri sera nella sala consiliare di viale della Democrazia. La storia democratica e civile della città non meritava un supplizio del genere che somiglia tanto a una vergogna senza fine. L’istituzione comunale esce massacrata, mortificata, umiliata, dopo aver toccato un fondo viscido e limaccioso. Sono volate parole grosse, minacce, annunci di denunce e denunce vere e proprie. Nessuno può sentirsi esente da responsabilità per un delitto morale prima ancora che politico, un crimine culturale prima ancora che amministrativo. La situazione è precipitata in poche ore, rispettando, da venerdì sera, la cronaca annunciata di un disastro.
Il consigliere comunale Domenico Tardi, dopo aver letto dell’intenzione di qualche dirigente di denunciarlo per turbativa rispetto ai concorsi, in ragione delle dichiarazioni consegnate all’opinione pubblica qualche ora prima, ha rincarato, nell’assise pubblica, la dose – già pesantissima – manifestando la volontà di recarsi all’indomani dalle autorità di polizia, per indicare nomi e cognomi di consiglieri e dirigenti e soprattutto i fatti.
Allo stesso tempo, il consigliere comunale, Antonio Crimaldi, ha avuto uno scontro durissimo con il Segretario Comunale per essersi sentito minacciato e condizionato nella libera espressione ed estrinsecazione del mandato istituzionale a causa del contenuto e del tipo di riscontro conseguito dall’alto funzionario rispetto a un vasta richiesta di accesso agli atti inoltrata sul servizio di raccolta dei rifiuti.
Si è oltrepassato il limite della decenza.
È una situazione di degrado istituzionale insostenibile, dove sono saltate le regole, il rispetto dei ruoli e delle prerogative. Il sindaco è stato incapace di svolgere il proprio compito politico e istituzionale, lasciando che la situazione si incancrenisse, dopo averla perseguita e voluta con un lucido disegno politico e di potere. Il massimo esponente della burocrazia comunale costretto dalle circostanze, dalle scelte del sindaco e dai propri stessi comportamenti a diventare parte in causa e attore principale di uno scontro senza precedenti, condito dal solito richiamo alle denunce e alla minacce reciproche, come in un deprimente e squallido scontro politico.
In questi tre anni – come mai era successo nella storia politica e istituzionale cittadina – il ruolo dei dirigenti e del segretario comunale è stato contestato per quella che si è – sempre di più – avvertita come una evidente sudditanza rispetto ai voleri del sindaco.
Da principali attori amministrativi della gestione e di garanzia di buona e trasparente amministrazione, infatti, l’insieme dei burocrati comunali è stato visto come mero soggetto fiduciario del sindaco. Il segretario comunale, in particolare, dovrebbe svolgere compiti di collaborazione e funzione di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi comunali, compreso quindi l’intero Consiglio Comunale. Il segretario comunale se agisce o sembra agire come una sorta di legale di fiducia dell’amministrazione e del sindaco diventa inevitabilmente una parte, cioè un soggetto politico, perdendo autorevolezza e credibilità rispetto al dovere di essere e apparire imparziale.
Esattamente quello che è successo ad Acerra.
La causa principale di questo disastro deve essere ricercata nella povertà della rappresentanza politica e nella inadeguatezza dell’esecutivo. La Giunta e il Consiglio Comunale sono diventati due organi di ratifica delle determinazioni del sindaco e di una notoria diarchia. Non godono di alcuna autonomia e autorevolezza. I rispettivi componenti hanno solo il diritto di presenziare alle riunioni o disertarle per un caffè. Non esistono margini per il confronto e la mediazione politica, per una verifica sulle compatibilità dei percorsi amministrativi e la loro attitudine al perseguimento dell’indirizzo politico. In questo scenario, sono solo i burocrati o funzionari ad avere i poteri residuali per consentire od ostacolare sul piano legale o tecnico il compimento delle scelte del sindaco.
Con tutte le ritorsioni o conseguenze del caso.
Se nel Consiglio Comunale esistono ancora personalità capaci di difendere il decoro e la credibilità delle istituzioni, in maggioranza come nell’opposizione, è giunta l’ora di fermarsi. Il sindaco deve assumere decisioni che inizino a riportare serenità e pieno riconoscimento, riassegnando credibilmente a ciascuno il ruolo fissato dall’ordinamento. È sicuramente ragionevole procedere a un ricambio di responsabilità, nella consapevolezza che le alte professionalità che si sono negli ultimi anni cimentate al Comune di Acerra, anche con qualche specifico risultato, potranno di sicuro affermarsi e crescere anche lontano da Viale della Democrazia. Contestualmente il sindaco azzeri tutte le deleghe e gli incarichi di questo inutile esecutivo comunale.
Questi passi sarebbero, evidentemente, solo l’inizio di un lungo cammino che non è detto che a questo punto riesca a salvare Acerra e la sua fragilissima democrazia.

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