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Questa è la sfida del Presidente Vincenzo De Luca

Sabato 26 settembre, i vescovi della Campania si riuniranno, nella Cattedrale di Acerra, per pregare ed esortare ancora una volta gli uomini di buona volontà della regione, affinché ciascuno, secondo le proprie responsabilità, si prenda cura della nostra bella e spesso maltrattata terra campana.
Il Vescovo di Acerra, proprio nella celebrazione della Madonna Assunta, aveva annunciato questo appuntamento, sottolineando la decisione della Conferenza episcopale campana di “aver preso a cuore il destino delle nostre terra”.
La Chiesa campana, con questo appuntamento intitolato “Ricostruire la città, rigenerare le relazioni sociali”, intende prospettare alle più rappresentative istituzioni locali e territoriali, compresa la Presidenza della Regione, una serie di proposte, ma soprattutto le aspettative di cittadini e della società civile, rispetto ad una situazione degenerata e priva di effettivo controllo. Esiste, per i vescovi campani, il dovere morale di dare un nuovo orientamento alle città, perché la speranza di un futuro migliore non è pregiudicata dalla forza del male, imperante soprattutto sul piano ambientale e della salute. La qualità della vita è scadente, gli anziani sono spesso costretti a vivere nella solitudine, le famiglie affrontano crescenti difficoltà e i giovani hanno sempre meno opportunità di lavoro e di affermazione sociale.
La scelta della Chiesa campana di tenere questa conferenza è coraggiosa, ma soprattutto costituisce un’obiettiva novità. Il dramma di questo territorio ha imposto evidentemente un cambiamento e un diverso protagonismo sociale della Chiesa. Non si tratta di esercitare una funzione politica, ma della necessità di assumere un ruolo attivo in un quadro di crisi sociale ed economica senza precedenti, aggravata dal disastro ambientale e dai rischi alla salute a cui è esposta un’intera popolazione.
L’arretratezza del Mezzogiorno è un dato strutturale e antico dell’economia italiana, ma l’irrefrenabile processo di deindustrializzazione, l’incapacità di un rilancio dell’agricoltura e la crisi del terziario, a partire dal commercio della piccola e grande distribuzione, ha distrutto la rete che contribuiva a tenere unita questa società.
Le istituzioni e la politica sono prigioniere della comunicazione e della logica del consenso. Il governare ha perso progressivamente la sua natura. Da sfida appassionata e faticosa, il governare si è tramutato in uno sforzo senza prospettive e respiro ideale. La realtà da aggredire è stata efficacemente indicata dal Vescovo di Acerra, Monsignor Di Donna. La stagnazione economica e la devastazione ambientale hanno prodotto uno sfaldamento profondo del tessuto sociale. Le istituzioni, a tutti i livelli, debbono aggredire questi problemi, fornendo risposte immediate per gestire le emergenze e indicare programmi duraturi per la soluzione radicale delle questioni nel futuro.
È molto importante la partecipazione del Presidente della Regione, Vincenzo de Luca.
Da sindaco della città di Salerno ha dimostrato di essere un amministratore efficiente e di essere in condizione di cambiare il volto della città, migliorandone sensibilmente la qualità della vita e le condizioni economiche. Non sarà per nulla facile, ma la sua esperienza a Santa Lucia avrà un senso reale e concreto, nella misura in cui saranno aggrediti proprio i problemi indicati dalla Chiesa, attraverso politiche di crescita economica, di rilancio dei settori produttivi più importanti della regione, di risanamento ambientale e di una sanità più efficiente, vicina alle persone e alla famiglia.
“Ricostruire la città” non è un generalizzato atto di sfiducia verso le istituzioni e la politica di questo territorio. È un richiamo forte ad una piena e consapevole assunzione di responsabilità.
Vediamo quali risposte e quali impegni sapranno effettivamente assumersi le Istituzioni per continuare a dare una speranza alle nuove generazioni, verso le quali il Vescovo ha già annunciato di chiedere perdono, insieme agli esponenti della politica, del mondo dell’imprenditoria, della Chiesa e della cultura per le gravi conseguenze di un modello sbagliato di sviluppo.

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