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Acerra e il suo “Schettino”

La clamorosa scomparsa dell’Udc alle recenti elezioni politiche, il partito del Sindaco, è la prova di un rapporto difficile del capo dell’amministrazione comunale con i cittadini. Il consenso democratico è svanito in pochi mesi, nei quali esso è andato progressivamente scemando sotto il peso dell’inerzia amministrativa, delle inchieste giudiziarie, della supponente incapacità politica a fronteggiare le difficoltà, dell’inadeguatezza di un atteggiamento arrogante che non riesce a coniugare il dovere e la responsabilità con il coinvolgimento e la partecipazione della stessa coalizione di maggioranza. Forse era chiaro a Raffaele Lettieri che il sindaco si potesse chiamare per nome, meno chiaro comprendere in cosa consistesse l’attività del sindaco e il dovere istituzionale che incombe sul primo cittadino di assumere atteggiamenti appropriati. Sono bastate poche settimane per trasformare viale della Democrazia in un fortino asserragliato, totalmente separato dalla città e i suoi problemi.

In tante circostanze il Sindaco ha rinunciato a svolgere il compito politico delegando, di fatto, questa funzione primaria ad un Consigliere comunale.
La discussione in Consiglio comunale sull’assessore D’Iorio o sulla Misia gli esempi più emblematici da ricordare.

In questi mesi il Sindaco non si è mai posto il problema di essere autorevole, ma solo di concedere qualche becera manifestazione di autoritarismo.

Il Sindaco in questi mesi, pur di conquistare qualche articoletto sui giornali, non si è mai posto il problema di adempiere alla sua funzione in modo unificante per la città, ma con i suoi comportamenti ha alimentato le fratture e le divisioni.
Il Sindaco in questi mesi, invece di interloquire con le ragioni del dissenso che in vario modo venivano espresse, ha tentato di reprimerlo e cancellarlo, come è accaduto con qualche recente manifesto. Insomma, un Sindaco consapevole doveva investire tutte le sue energie per accrescere la propria credibilità e la propria autorevolezza, ad Acerra, invece, è accaduto il contrario.

Nel corso delle ultime settimane questa incauta azione si è prodotta sull’ultimo tassello di potere su cui poteva contare il Sindaco: l’apparato burocratico e i dirigenti comunali. Le vicende amministrative innescate dalla relazione della Corte dei Conti e del Ministero delle Finanze aprono uno spaccato significativo sull’azione comunale negli ultimi anni. I rilievi mossi pongono questioni serie e di delicato approfondimento sull’appropriatezza degli atti amministrativi comunali adottati nel periodo esaminato dal giudice contabile e dagli ispettori ministeriali. In questi anni, seppur investito da un ruolo di garanzia istituzionale, come il Presidente del Consiglio Comunale, Raffaele Lettieri è stato, nell’amministrazione Marletta come in quella Esposito, uno dei pilastri cruciali e più influenti di quelle esperienze di governo. Di fronte a queste difficoltà, che almeno sul piano politico non gli sono obiettivamente estranee, Raffaele Lettieri è ricorso all’esperienza evangelica di Ponzio Pilato, trincerandosi dietro un compito notarile assolutamente improprio, scaricando su tutti i dirigenti la responsabilità di venirne fuori e governare la nave nelle acque tempestose. La fuga, per una capo, è sempre una manifestazione di viltà. Il comandante non può e non deve mai abbandonare la nave, anche quando il naufragio non è dipeso da proprie colpe. Se, invece, come nel caso della Concordia, la fuga del comandante avviene in seguito al naufragio provocato da sue colpe, essa appare intollerabile, totalmente inaccettabile. Ecco il punto: Acerra come l’isola del Giglio e qualcuno ossessivamente impegnato a chiamarsi Schettino.

Antony Strufoli

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