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Ad Acerra il teatrino della politica locale è sempre più un misero e miserabile teatrino.
Le questioni importanti passano sotto silenzio in un quadro di irresponsabilità e dilettantismo senza precedenti. Il senso del pudore e della stessa credibilità personale e professionale dei protagonisti, oltre alla dignità politica, hanno ormai un valore relativo.
Da alcuni giorni, anche e soprattutto in considerazione di un quadro amministrativo nuovo, si è atteso che, almeno sulla vicenda del Piano degli insediamenti produttivi, giungesse qualche parola di chiarezza o, meglio, l’assunzione di una forte iniziativa istituzionale da parte dell’esecutivo comunale. Il silenzio e l’inerzia, invece, continuano ad andare a braccetto, calpestando interessi fondamentali e vitali di questa sfortunata città, grazie anche alla sconcertante commistione e assoggettamento delle scelte di funzionari e dirigenti comunali ai bisogni e alle necessità politiche  del momento dell’unico potere che loro riconoscono: il sindaco che – loro – possono chiamare per nome.
Una sentenza del Tribunale amministrativo regionale ha sancito, in pratica, che la gestione urbanistica e amministrativa dell’Area della Marchesa sta intanto sacrificando ingiustamente i diritti e le prerogative dei privati e dei proprietari, tuttavia senza la realizzazione, nei termini di legge, del programma e degli interventi previsti dallo strumento urbanistico nel perseguimento degli interessi pubblici. Per questo motivo, il Tribunale ha attivato le procedure necessarie per imporre al Comune di ripristinare un minimo di normalità, in una situazione del tutto anomala e confusa.
In questi ultimi mesi, la giunta comunale ha dovuto iniziare a fare i conti con la questione in seguito all’avvio del procedimento di revoca, da parte della Regione Campania, di una quota di finanziamenti riconosciuti, perché da un lato i funzionari regionali incaricati non riuscivano ad accedere alla zona e dall’altra ad acquisire copia della relativa documentazione al Comune. Le decisioni assunte sono andate, invece, nella direzione dell’approvazione di un regolamento per l’assegnazione dei suoli, della definizione del prezzo di cessione e la conseguente pubblicazione di un avviso pubblico per acquisire le manifestazioni d’interesse.
A questo si deve aggiungere che, per quanto fatto decadere e impolverare, il Piano urbanistico comunale, una sorta di fantasma che aleggia a viale della Democrazia, prevede indirizzi diversi per la zona Marchesa – servizi, residenze e verde attrezzato – rimuovendo e superando la vecchia pianificazione allo stato vigente.
La complessa situazione, quindi, avrebbe dovuto imporre l’urgenza di una serie di valutazioni e di scelte, oltre che di decisioni cogenti e di ripristino della legalità, da parte del Consiglio comunale in materia di armonizzazione e definizione degli indirizzi urbanistici dell’area, di ripristino di una sana e buona gestione amministrativa del settore, di verifica sull’attuazione delle opere pubbliche nell’area e delle procedure di esproprio.
Niente di tutto questo, anzi l’unica decisione è stata quella di continuare a negare al Consiglio Comunale le proprie competenze dirette e il potere, nonché il dovere, di intervenire.
L’Assessore all’Urbanistica e l’Assessore alla Legalità e al coordinamento dei lavori pubblici, chiamati direttamente in causa per i settori amministrativi affidati, avrebbero dovuto, in ragione anche della lunga esperienza politica e istituzionale, fornire un contributo forte, diverso e qualificato. Si sono troppo presto, o forse già da prima, adeguati ad essere inutili comparse, incapaci di incidere e determinare una vera svolta al modo di amministrare di questa giunta nell’interesse della città e della buona politica.
Molti potranno, con molte ragioni e fondamento,  chiedere le loro dimissioni nelle prossime ore. Altri, e chi scrive tra questi, rivolgono un appello sincero al fine di ottenere un consapevole e responsabile esercizio di un ruolo pubblico importante e fondamentale che non può e non deve essere concepito per una fugace apparizione nel teatrino politico e istituzionale della città.

Il Direttore

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