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Il sistema politico acerrano galleggia

Acerra, la nostra città, sta vivendo un momento oscuro e delirante della sua storia recente. Immaginare che di questa crisi siano responsabili unicamente il Sindaco e la sua Giunta rischia di essere un rassicurante alibi per ciascuno di noi. Una pericolosa illusione. Certo, la compagine governativa cittadina contribuisce, giorno dopo giorno, ad alimentare meccanismi perversi e distruttivi, come è chiaramente desumibile dalla guerra guerreggiata, in scena al comune da giorni, tra i dirigenti e tra questi e i dipendenti. In un paese normale, la vicenda ingenerata dalla relazione della Corte dei conti avrebbe imposto ad un sindaco comportamenti seri e consapevoli, azioni unificanti e iniziative responsabili e condivise. Un paese normale non avrebbe mai tollerato una fuga vile da colpe politiche chiare, visto il ruolo determinante e decisivo nelle maggioranze di governo, obiettivamente esercitato da Raffaele Lettieri dall’elezione di Espedito Marletta in poi, non solo per la carica di Presidente del Consiglio Comunale. Con questa delicata vicenda la politica perde la faccia e l’istituzione comunale resta drammaticamente falcidiata nel fondamentale rapporto tra dirigenti, segretario comunale e organi politici. Il Consiglio Comunale, anche per l’evidente insipienza del Presidente e della sua incerta, inadeguata e approssimativa conduzione, prima ha subito l’umiliazione di una notifica solenne e assembleare della relazione della Corte dei conti, poi, dopo tre mesi in cui è stato estromesso anche della conoscenza degli atti, si è limitato a ratificare il lavoro prodotto dal Dirigente della Ragioneria. Il prezzo di questa crisi del sistema amministrativo sarà gigantesco, tutti lo comprendono, ma nessuno, per dovere politico o deontologia professionale, si sente di parlare, di argomentare, di riflettere banalmente, di leggere criticamente un passaggio così significativo.
Il sistema politico, intanto, galleggia. Come i partiti non esistono, forse al massimo sopravvivono a se stessi, così latitano i tanti movimenti che fino a qualche anno fa cercavano ossessivamente di condizionare e determinare la vita pubblica, sotto la spinta di una ostentata, superiore diversità morale. Qualche timida e speranzosa iniziativa che pure si intravede in questo arido deserto non possiede il respiro necessario e la forza democratica per avviare un processo di cambiamento e trasformazione capace di scardinare rendite di posizione e un sistema di potere clientelare radicato che affossa l’economia e logora la tenuta sociale. A fronte di questo quadro drammatico, anche i corpi intermedi sono scomparsi o si sono diluiti, riducendosi a mere espressioni formali. Le associazioni, i sindacati, il mondo delle professioni e dell’impresa, le categorie sembrano non essere interessate a quel destino che pure dovrebbe essere la loro principale ed esclusiva preoccupazione. Siamo al mese di aprile. Tra qualche giorno il Piano urbanistico comunale perderà ogni efficacia. Questo avviene nel silenzio generale, eppure dal suo esito non dipende solo la speculazione fondiaria, ma il concreto sviluppo di uno dei settori economici più rilevanti e le possibilità di riqualificazione urbana, cioè un pezzo fondamentale del futuro di Acerra. Adesso si rinuncia anche a capire. Il Sindaco ha annunciato qualche settimana fa le dimissioni di un assessore. Dimissioni da tempo attese, come un rimpasto dell’esecutivo che, tra le forze della maggioranza, viene da tempo considerato imminente e rinviato dal Primo cittadino, solo per ragioni di opportunità, ad una fase successiva alle elezioni. Nessuno ha avvertito il dovere di chiedere a chi puoi chiamare per nome le ragioni di una difficoltà ad assumere decisioni sugli assetti istituzionali. Nessuno che ritenuto di sottolineare il fatto che la valutazione espressa sulla natura dell’esecutivo da parte del più influente consigliere comunale contraddicesse quella espressa pubblicamente dal sindaco al momento della nomina della Giunta. Prima di Pasqua, il Sindaco ha annunciato di aver investito l’Assessore regionale all’Ambiente dell’annosa questione della tassa del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, aprendo uno spiraglio per i cittadini che sentono un’ingiusta vessazione sulle proprie spalle. Quale risposta abbia ottenuto, in cosa consista questo spiraglio non si dovrebbe sapere nell’interesse di tutti? In un paese normale sarebbe ovvio chiederselo e soprattutto doveroso chiederlo, ad Acerra, evidentemente, possiamo permetterci il lusso di non fare le domande necessarie e utili per comprendere la realtà. Eppure dovremmo essere preparati e svezzati. Neanche fosse accaduto, per esempio, a Roccamonfina, nel 2007, che sia stato venduto all’opinione pubblica un ricorso del Comune al Tribunale Amministrativo Regionale contro l’imposizione della tassa, quando si trattava di maldestro e ridicolo tentativo di prendere tempo per la presunta negazione di un insussistente diritto di accesso agli atti. No, era proprio ad Acerra, era proprio il nostro comune e non è un secolo fa. Se a questo aggiungiamo che l’Assessore all’Ambiente regionale, per organizzazione della regione e per effetto delle disposizioni di legge che regolano la vita dei Consorzi, non abbia alcuna competenza in materia, attribuite all’Assessore all’Agricoltura, cioè al Presidente Caldoro, sembra veramente ridicolo e deviante accusare solo il Sindaco di leggerezza e incontinenza mediatica.
È il caso che, come ci invita Papa Francesco, ciascuno rifletta sulla propria personale corruzione.

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