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Altro che fiaba dei “porcellini”. Solo una brutta storia!

Sotto una sigla anonima, sono nuovamente apparsi per la città dei manifesti, estremamente duri e critici, contro i principali uomini che governano la città da dieci anni a questa parte: Raffaele Lettieri, Andrea Piatto e Enzo Falco.
Alcuni mesi fa, in occasione dell’affissione del primo manifesto, la risposta immediata, straordinariamente tempestiva, da parte del Sindaco e dei suoi uomini fu la rimozione fisica dei manifesti dai muri della città.
Come non mancarono rilievi sul tentativo del potere di “reprimere” il dissenso e limitare il diritto di opinione, così in tanti ritennero inaccettabile il ricorso all’anonimato per comunicare all’opinione pubblica fatti o giudizi politici.
È chiaro che siamo di fronte a manifesti moralmente indifendibili. La democrazia e le sue possibilità presuppongono sempre l’assunzione di responsabilità. Il ricorso all’anonimato per questo motivo non è tollerabile e non si comprende la sua necessità.
Questo, tuttavia, non significa che i manifesti siano irrilevanti sul piano politico. Il manifesto apparso sabato e soprattutto il suo contenuto imponeva una risposta seria, non reazioni isteriche che non forniscono elementi di chiarezza su una questione delicatissima denunciata seppur in modo anonimo. La pace sociale e la tranquillità del movimento dei disoccupati in questi mesi – questa è la gravissima accusa – non sarebbe così spontanea, ma legata a rapporti indotti ed equivoci tra il potere di Viale della Democrazia e alcuni leader del movimento. Questa accusa alla quale non si può credere, alla quale si deve rifiutare di credere, perché se fosse vera questa città sarebbe veramente senza speranza, avrebbe dovuto consigliare al Sindaco una immediata posizione pubblica. Il silenzio era l’unica possibilità da escludere, soprattutto quando non si ha la forza di arginare reazioni infantili e inconsulte che hanno trovato sbocco su un social network.
Il movimento dei disoccupati è un tratto saliente e costante della vita pubblica nella nostra città da venti anni. Una realtà che ha interpretato il disagio sociale e spesso il conflitto con alterne vicende e con diverse consapevolezze. Negli ultimi anni è più diviso e sembra non possedere una prospettiva consapevole. In ogni caso, minare la sua credibilità, la sua spontaneità non è interesse di nessuno.
Tutte le Istituzioni locali, si deve ricordare, non è un caso che tollerano l’occupazione di immobili importanti da parte dei movimenti di disoccupati, come la ex Casa del Fascio e l’ex Macello, a discapito di tutta la cittadinanza, proprio quando la città ha un bisogno vitale di spazi, dal Giudice di pace perso alle difficoltà strutturali delle scuole.
Tutto deve avere un senso, un fondamento o una giustificazione, altrimenti la fiabe si dissolvono e rimangono solo penose, brutte storie che nessuno ha voglia di raccontare.

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