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Le anomalie della delibera 71 della Giunta Comunale. La normalità del Consiglio Comunale.

Le anomalie della delibera 71 della Giunta Comunale. La normalità del Consiglio Comunale. Ancora un caso al Comune. Ancora una delibera, ancora una procedura singolare, distante da quella che prescrivono le norme regolamentari. In pochi giorni, un’istanza di una società privata per un patrocinio a uno spettacolo ludico allo Stadio Comunale, si conclude con l’approvazione di una delibera di Giunta che stanzia un cofinanziamento per un importo superiore ai diciotto mila euro. Intanto, il Sindaco che puoi chiamare per nome si impegna in un’altra iniziativa simbolica: la pulizie delle strade che costeggiano l’inceneritore. Avrà qualche persona attenta al suo futuro che gli ricordi che la campagna elettorale è finita, convincendosi di dover governare sul serio?
Prima anomalia.
La stessa delibera 71, fin dall’esordio, precisa che la fonte giuridica della procedura è il regolamento, adottato dal Consiglio Comunale il 18 luglio 2006 con il provvedimento n. 37, il quale disciplina la concessione da parte del Comune di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari per l’attribuzione di vantaggi economici a persone ed enti pubblici e privati.

All’articolo 20 sono “definite le procedure di accesso per manifestazioni o progetti”. Esso stabilisce: “le domande per ottenere contributi in denaro, disponibilità di spazi, di strutture e di servizi comunali, a sostegno di manifestazioni o progetti – redatte in carta semplice – dovranno essere presentate al protocollo comunale almeno sessanta giorni prima dell’iniziativa”. “L’Amministrazione comunale si riserva la possibilità di intervenire in manifestazioni di rilevante interesse per le quali la domanda sia pervenuta oltre i termini sopraindicati”.
Questo non è il caso: la domanda è pervenuta il 5 luglio 2013, circa venti giorni prima dell’iniziativa e la volontà dell’Amministrazione di derogare alla tempistica ordinaria non viene adeguatamente motivata, soprattutto non indicando e circostanziando il rilevante interesse pubblico.
Seconda anomalia.
Lo stesso articolo 20 stabilisce che la domanda deve essere corredata, tra l’altro, da una “relazione illustrativa dell’iniziativa con l’indicazione della relativa data e luogo di svolgimento da cui emerga il contenuto e l’importanza della stessa sotto il profilo scientifico, culturale, sociale, nonché il presunto numero di partecipanti se trattasi di convegno o congresso”. Questo non è il caso, la domanda, allegata in copia agli atti della delibera, non contiene alcun riferimento alle finalità generali, limitandosi a descrivere uno spettacolo articolato di animazione per i bambini. Anzi, si evince dalla relazione istruttoria che, solo dopo aver accolto la richiesta e acquisita l’integrazione documentale richiesta dalla Conferenza dei dirigenti alla società, veniva concordato con il rappresentante legale di calibrare la “strutturazione educativa dell’intervento di animazione”.
Quindi la tutela della valorizzazione dell’ambiente, che ha giustificato l’impiego ingente di denaro comunale, era un elemento indispensabile estraneo alla finalità dell’iniziativa quando essa è stata promossa e presentata al protocollo del Comune. Non esiste la possibilità di contrattare l’interesse pubblico. Il Palazzo Municipale non è il mercato del pesce.
Terza anomalia.
L’articolo 2 del Regolamento stabilisce che “il Consiglio Comunale determina nella relazione previsionale e programmatica gli indirizzi programmatici degli interventi, nonché la previsione delle risorse da destinare a tale scopo”. Anche questa delibera è frutto di una navigazione a vista, di provvedimenti improvvisati, generati nella carenza di un seppur generica programmazione. La Giunta e il Sindaco recepiscono le sollecitazioni esterne, ma non sono in condizione di indicare una strada, di perseguire degli obiettivi, di procedere su una strategia.
La normalità del Consiglio Comunale.
A partire dal suo Presidente, passando per tutti i consiglieri comunali, nessuno si è reso conto del provvedimento abnorme dell’esecutivo, attivando per tempo i meccanismi previsti dalla legge. Ma questo Consiglio è così, già consegnato agli annali della storia di Acerra come il più inutile di sempre.
C’è stata la leggerezza dei dirigenti nell’assecondare la volontà del Sindaco, ma serve sul serio chiedersi se l’atto è legittimo? C’è l’eco in questo provvedimento di una campagna elettorale singolare e particolare come sostiene qualche forza politica? C’è una visione distorta e malata dell’esercizio del potere da parte di una diarchia che non incontra nelle dinamiche istituzionali alcun fattore di ostacolo e di confronto?
Sono domande più importanti delle risposte, le quali non aggiungerebbero nulla sulla crisi acerrana, perché esiste un’unica certezza: tra le anomalie della Giunta e la normalità del Consiglio, ad Acerra non rimane che sperare in una benevola benedizione.
PS: in ogni caso, il Sindaco rifletta seriamente sul fatto che da quando ha deciso di chiuderlo, lo Stadio Comunale sta dimostrando di avere un’anima.

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