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Ad Acerra l’unica forza che rimane in campo è una virgola!

Qualche settimana fa, il Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha lasciato la guida del giornale di Via Solferino. L’ultimo editoriale è stato molto duro. Ha denunciato, con forza e argomentazioni, le pressioni e i tentativi di condizionamento che i vari poteri cercano di esercitare sull’attività giornalistica ed editoriale del più importante quotidiano del Paese. Nessuno è rimasto indenne. La politica dominante certo, con un attacco tranciante al Presidente del Consiglio, ma anche i centri imprenditoriali e di interessi, a partire da quelli “proprietari” del quotidiano milanese. La realtà è molto semplice: l’informazione, soprattutto nella società globalizzata e della comunicazione universale, è una funzione molto importante e delicata che costituisce un potere a sua volta. La conflittualità tra questi poteri è inevitabile. L’informazione può contare, se non vuole soccombere e rinunciare al proprio ruolo, soltanto su due elementi di forza: la libertà e l’indipendenza. Un’unica considerazione: ogni mondo, è paese! Ritorniamo ad Acerra.
La campagna elettorale per le regionali è entrata nel vivo con qualche importante sorpresa finale. Il sindaco di Nusco, molto più noto con il nome di Ciriaco De Mita, a poche ore dalla presentazione delle liste, ha chiuso le porte alla coalizione di centrodestra e all’assessore regionale Pasquale Sommese, per accordare il sostegno dell’Udc al candidato del centrosinistra Vincenzo De Luca.
La vicenda ha avuto un clamoroso riflesso su una delle candidature acerrane. L’Avv. Elisabetta Montano che aveva già predisposto la propaganda elettorale con il simbolo scudocrociato dell’Udc – per seguire l’esponente politico di Cimitile – si è trovata candidata sotto l’insegna del NCD. Un brutto colpo per la candidata e le sue casse, una buona notizia per le tipografie, gli attacchini e i grafici pubblicitari.
La realtà è purtroppo triste e basta girarsi intorno.
Acerra è ai margini della politica regionale, a differenza di tanti comuni vicini. Pomigliano d’Arco, pur tra molteplici difficoltà, esprime comunque la candidata alla Presidenza della Regione del Movimento Cinque Stelle; Somma Vesuviana ha diversi candidati pronti alla riconferma o ad entrare in Consiglio, per non parlare di Marigliano e dell’area nolana. Acerra si è ridotta ad essere un feudo, preda di ogni appetito o forma di sfruttamento territoriale. Le candidature locali, per quanto caratterizzate da forza e rappresentatività, incontreranno molte difficoltà per conseguire un respiro politico e istituzionale che possa travalicare il “ponte di Napoli”.
È vero che, nel corso del recente passato, la città ha espresso rappresentanti al Parlamento italiano ed europeo e al Consiglio provinciale. Queste importanti e rilevanti esperienze istituzionali non hanno contribuito alla crescita e all’affermazione di una classe politica e dirigente. Bisognerebbe, con rigore e scrupolo, comprendere le ragioni e ricostruire le responsabilità di questo oggettivo ed evidente fallimento.
Può darsi che ad Acerra, laboratorio difficile e complesso sul piano democratico e amministrativo, non ci siano talenti politici, ma questo giudizio appare un forzato e avvilente fatalismo.
La realtà è che la vita pubblica, ad Acerra, è attraversata da esasperanti personalismi, alimentati da tanta inconsistente presunzione, ma anche da rilevanti interessi che fanno leva su una società debole e parcellizzata, sistematicamente alla ricerca di piccoli e grandi riscontri dal potere.
Le relazioni “politiche” sono una trama fitta e spesso oscura di rapporti personali, di legami di potere, privi di un disegno e una visione generale. Basta riflettere, con un minimo di distacco, sulla situazione disastrosa dell’ambiente, sullo sfruttamento del territorio e sulle caratteristiche dello sviluppo economico di Acerra.
Anche nel Partito Democratico di Acerra sono evidenti i segni di questa deriva, a cui l’attuale direzione – commettendo il grave errore di rinunciare alla politica e di voler costruire unicamente alleanze elettorali interne con il pallottoliere – si sta aggrappando per fronteggiare il pericolo dell’esposizione a varie possibili scalate, di ogni risma o genere.
In fondo, queste regionali sono il trionfo di queste forme di vassallaggio, a cui nessuno, a destra come a sinistra, si deve e può sentire estraneo.
Il caso più clamoroso e singolare, comunque, riguarda la diarchia che governa la città.
Uno sostiene Caldoro e Pasquale Sommese, l’altro Marrazzo e De Luca.
La diarchia ha dato vita al “Derby”. Una divisione che, evidentemente, non ha nulla di politico.
Non è neanche il frutto di una convenienza o di un calcolo opportunistico, ma la conseguenza necessitata di relazioni personali che si sono alimentate negli anni, proprio in una prospettiva elettorale.
I valori e i contenuti politici, in una situazione del genere, hanno un significato del tutto relativo, se non irrilevante.
In questi anni, molti si sono interrogati sulla “virgola” che separava il Centro dalla Sinistra nella coalizione di maggioranza. “Centro, Sinistra”, date le circostanze di quella competizione, era un efficace e furbesco espediente elettorale. Di esso non è rimasto più nulla. L’amministrazione comunale non ha mai agito con i valori della sinistra, in materia di diritti civili, beni pubblici, politiche di solidarietà e della scuola, ma neanche coerentemente con i contenuti e le visioni moderate e democristiane del buon governo e della difesa di interessi pubblici essenziali.
In altre parole, ad Acerra l’unica forza che rimane in campo è una virgola! .

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