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Il silenzio degli innocenti?

La deliberazione della Corte di conti del 20 maggio 2015 sulla situazione disastrosa del bilancio comunale, come è più che comprensibile, sta facendo tremare il “palazzo”.
Il Consiglio Comunale di ieri (lunedi 8 giugno 2015), convocato proprio sul punto, non si è tenuto per mancanza del numero legale.
La maggioranza ha, infatti, deciso di disertare la seduta con un’azione politica e istituzionale preordinata. Non è certo un segnale rassicurante per la città, ma, almeno in questo caso, è possibile cogliere e comprendere l’effettivo disagio da parte di quanti dovranno assumersi, con il voto, una rilevante responsabilità personale.
Si apre una fase amministrativa difficile, quindi, dove è doveroso approfondire la problematica, indicare soluzioni e proposte efficaci, ripensando complessivamente alla vita amministrativa, alle modalità attraverso le quali si dispiega e ai fini che essa si prefigge.
Nessuno può permettersi di affrontare con leggerezza questo passaggio, né tantomeno, come finora è stato fatto dall’esecutivo, di sottovalutare o nascondere una situazione finanziaria devastante.
Questa situazione fuori controllo è la conseguenza di un’azione amministrativa risalente negli anni e della gestione di alcune problematiche precise, in particolare la vicenda dell’acqua, che coinvolge – a vario titolo e graduate responsabilità – tutte le amministrazioni che si sono succedute alla guida della città fino ad adesso. È evidente che l’attuale esecutivo comunale ha l’enorme responsabilità di aver occultato il problema, prima mettendo in atto meccanismi di sistematico rinvio temporale del problema, attraverso ogni espediente giuridico e processuale, poi negando la gravità della situazione di fronte alle iniziative istituzionali assunte da pezzi dell’opposizione.
La logica di questa azione – evidentemente resa possibile anche da un atteggiamento molto discutibile e censurabile della dirigenza e degli organi di revisione contabile – non è stata, di certo, quella del buon amministratore.
Il rischio di un dissesto finanziario, con tutte le conseguenze del caso, incombe quindi su Viale della Democrazia.
Questo scenario dovrebbe preoccupare l’attuale quadro politico e amministrativo, i dirigenti comunali, le forze politiche e sociali.
Questo scenario devastante aprirebbe una quantità indefinibile di procedimenti volti all’accertamento delle varie responsabilità. Per questo motivo, anche tutti coloro che hanno avuto, nel passato, responsabilità amministrative, a partire dai sindaci, dovrebbero avere l’interesse e sentire il dovere di contribuire a trovare uno sbocco, amministrativo e finanziario, sostenibile per la città e l’ente locale, evitando di lasciare solo un Consiglio Comunale tutt’altro che attrezzato.
In questo momento difficile, non è semplice interpretare il significato politico di questo silenzio, ma, onestamente, neanche comprenderlo.

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