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Cerco di trovare le cause di tanti silenzi e volute omissioni. Di Pasquale MARANGIO

Chiarisco, in premessa, di aver sottoscritto la petizione popolare, promossa dall’ANPI e altre associazioni del territorio per il riconoscimento della Cittadinanza onoraria alla Senatrice Liliana Segre. Ho sostenuto con convinta partecipazione l’iniziativa e, per questo, auspico vivamente che, nei prossimi giorni, il Consiglio Comunale della Città Medaglia d’oro al Valor Civile, dopo il problematico passaggio di questi giorni, possa assumere la decisione, una decisione che sarebbe aderente alla propria gloriosa storia di Resistenza e valori democratici. Infatti, non si deve tralasciare, quando si formulano delle ulteriori proposte di assegnazione, che i riconoscimenti civici, per regolamento comunale, vanno attribuiti per “l’opera di quanti abbiano, con atti di particolare significato, contribuito al prestigio della città sia con la loro personale virtù, sia disinteressata dedizione all’azione delle singole istituzioni”. L’attenzione e l’impegno che bisogna rivolgere a questa vicenda, però non esclude – come il mangiare non esclude il respirare – di prestare l’attenzione richiesta da altre che toccano i fondamenti della vita democratica, politica e istituzionale della città. La politica, quella alta, non può dichiararsi latitante o abbandonarsi alla “diserzione”. La conferma, in secondo grado, della condanna a carico di un consigliere comunale per una truffa ai danni del Comune di Acerra è una vicenda giudiziaria dolorosa, ma è soprattutto una gigantesca questione politica. La politica si fa con la politica e limitiamoci alla politica. Sembra che ad Acerra ci sia un generalizzato vuoto di memoria. Nonostante l’inchiesta della Procura della Repubblica e altre vicende scabrose, il consigliere comunale indagato fu comunque candidato nelle elezioni del 2017 a sostegno di Raffaele Lettieri. Risultò, con una certa sorpresa, il più votato della città con 1030 preferenze. In forza di questo risultato e del legame col Sindaco fu nominato assessore alla Polizia Municipale, ruolo evidentemente impegnativo per delicatezza e rilevanza. Rinviato a giudizio dopo qualche mese, l’Assessore, di fronte al divampare delle polemiche politiche e istituzionali, ripose il mandato nelle mani del Sindaco. Questi, per evidenti ragioni di opportunità politica, accettò le dimissioni. Il Sindaco aveva la possibilità di rifiutarle e scommettere sulla estraneità ai fatti contestanti. Semplicemente ha ritenuto di non farlo, salvo poi condividere, insieme al candidato Tito D’Errico, l’opportunità di ricandidarlo alle ultime amministrative. In un coacervo inestricabile di calcoli interessati e legami indissolubili, proprio per non farsi mancare nulla, la maggioranza ha ritenuto di candidarlo alla Presidenza di una Commissione consiliare, trascinando in questo modo l’organismo istituzionale in un sistematico e permanente conflitto d’interesse. Il Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale, per queste elementari ragioni, hanno il dovere verso la città di motivare le scelte, anche apparentemente contradditorie – di certo opportunistiche – compiute in questa storia che tocca, sul piano politico, tutti, nessuno escluso. Per questo cerco di trovare le cause di tanti silenzi e volute omissioni.

Pasquale MARANGIO

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