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Comune di Acerra: “andare avanti”, “oltre” il precipizio

Sono ritornati di moda, dopo anni di desuetudine, i manifesti politici murari ad Acerra.
In pochi giorni, si sono affannosamente rincorsi nell’affissione, prima la coalizione di maggioranza, poi qualche consigliere comunale congelato nel limbo e, infine, i consiglieri di opposizione. Solo quest’ultimo manifesto esprimeva, almeno, una posizione politica precisa, con argomentazioni articolate e puntuali il cui fondamento, però, è affidato alla forza dei fatti e del futuro e, soprattutto, all’opinione dei cittadini. Gli altri due manifesti erano densi di significati oscuri, corredati di un linguaggio criptico e limaccioso.
La maggioranza, forse, è impegnata da qualche settimana in una verifica politica, che dovrebbe concludersi con il rimpasto dell’esecutivo, da tempo azzoppato e monco. La ricerca di un equilibrio apparente nonché l’esigenza di evitare inutili mortificazioni personali di qualche comparsa sono la sostanza di una sterile partita a scacchi, giocata da due volpi che hanno già trovato, sul terreno metapolitico, le ragioni della propria indissolubile coesistenza.
L’azione di governo, gli obiettivi dell’azione amministrativa e i problemi della città e della cittadinanza, in effetti, non vengono neppure affrontati nel documento della maggioranza, unicamente preoccupata di segnare il territorio del potere, rispetto all’ansia trasformistica di andare “oltre” da parte di due consiglieri eletti nelle fila dell’opposizione.
Mentre i consiglieri, prigionieri della loro autoreferenzialità, cercano di parlarsi tra loro sui muri della città, la situazione ambientale precipita nel riacutizzarsi del fenomeno dei roghi incontrollati, il sistema elettrico entra in crisi e il dramma dell’immigrazione diviene di attualità anche ad Acerra, tra interessi economici, reticenze istituzionali e astuzie miopi.
La cittadinanza è stata obbligata ad assumere un protagonismo spinta dalla necessità, dal bisogno di rappresentarsi e dalla sospetta latitanza dell’ente locale. La mobilitazione di cittadini volenterosi, con una straordinaria raccolta di firme, ha imposto alla giunta e al consiglio comunale di ridurre, seppur di poco, la tassa sui rifiuti, sebbene la situazione del bilancio continui a rimanere fuori controllo ed esposta a gravissimi rischi di dissesto finanziario, come ha chiaramente indicato il recente pronunciamento della Corte dei conti.
Il sindaco, senza farne parola, in questi giorni ha dovuto prendere atto della sentenza del Tribunale amministrativo della Campania che ha dichiarato legittima l’autorizzazione integrata ambientale concessa al termovalorizzatore sulla base del ricorso intentato dalle associazioni ambientalistiche e dai comitati, ma non di quello presentato dal Comune, che, a questo punto, rimarrà una sorta di inutile e costosa traccia processuale, una testimonianza storica.
In tutto questo turbinio, il sindaco che puoi chiamare per nome ha avuto, tuttavia, il tempo di andare ad inaugurare, tra buffet, nastri tricolori, una torta e pochi cittadini, la prima “casa dell’acqua” realizzata a Via Deledda, nel quartiere Gescal. Gli abitati del popolare quartiere avranno la possibilità di rifornirsi di acqua filtrata, refrigerata o frizzante a secondo dei gusti. L’enfasi mostrata dall’amministrazione in annunci, manifesti a colori e comunicati stampa, farebbe pensare ad un ente locale efficiente, che apra una nuova ed inesplorata pista.
Le “casa dell’acqua” sono, oramai da tempo, una normale ed ordinaria presenza nei comuni italiani, come lo sono quelle del latte o i distributori di frutta fresca e di stagione nelle scuole. Si potrebbe pensare che tutto questo avviene nei comuni più progrediti nel nord dell’Italia o in quelli delle regioni dell’Umbria, della Toscana o dell’Emilia Romagna.
Le “casa dell’acqua”, diverse, sono da qualche anno in funzione nella confinante Pomigliano d’Arco, una di esse è collocata nella centralissima e frequentatissima, anche da acerrani, Piazza Primavera.
Il sindaco di Pomigliano d’Arco, che ha ridotto al minimo la tassazione comunale, ha rinunciato all’indennità di sindaco e ridimensionato al minimo i costi della politica, tanto da meritarsi una tranquilla rielezione, con sobrietà e serietà si è limitato, a suo tempo, ad una doverosa e semplice comunicazione ai cittadini, dell’avvio di un servizio di mero completamento e integrazione di quello idrico.
Se il sindaco che puoi chiamare per nome considera le “casa dell’acqua” un clamoroso risultato, non ordinaria e banale amministrazione, c’è davvero da preoccuparsi. Se dovesse fare qualcosa di realmente significativo, organizzerà una parallela e nuova festa patronale?

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