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Dall’acqua…alle “tante cazzate di Marcello Fulvi”

Dall’acqua…. alle “tante cazzate di Marcello Fulvi”

Acerra. Dopo la recente pubblicazione di un mio articolo sulla tariffa idrica, si è accentuata una comprensibile attenzione su un tema di grande interesse per i cittadini. L’acqua, infatti, è un bene essenziale e fondamentale. Per questi motivi “primordiali”, il tema suscita interesse e curiosità tra le persone, al di là di valutazioni economiche in ogni caso comprensibili per le ripercussioni sul bilancio delle famiglie.
I cittadini vogliono capire nel fondo della bolletta cosa c’è e, nel contempo, “pesare” il servizio. Per questo motivo, in un sistema politico maturo, sarebbe normale rendere immediatamente accessibili le informazioni necessarie. I contributi e le riflessioni servono ad  analizzare le questioni e le problematiche e a favorire una discussione aperta. Quando questo avviene emerge una straordinaria ricchezza che rafforza la democrazia e contribuisce a diffondere la “consapevolezza civica”.
Tutto questo, per quanto fondamentale e moderno, quando avviene in una delle forme e dei linguaggi possibili, finisce sempre con l’infastidire il potere. Pazienza, dovunque abiti questo potere, con molta sofferenza si può essere certi, deve sapere che dovrà farsene una ragione, perché alla libertà di opinione non si rinuncia.
Le tante sollecitazioni ad andare avanti, pervenute in questi giorni, dimostrano quanto fosse serio e fondato il rilievo mosso nel precedente articolo al gestore del servizio idrico cittadino e al Comune di Acerra di non aver informato i cittadini, con tempestività e preventivamente, sulla rideterminazione della tariffa. L’articolo è stato un’occasione, in ogni caso, importante per valutare, con scrupolo e senza strumentalizzazioni o forzature, lo stato di attuazione della più imponente concessione comunale.
L’evidenza, il rilievo e la concretezza dei fatti segnalati sta a indicare uno squilibrio notevole e per tanti versi inquietante nell’attuazione della convenzione a favore del concessionario. Il Comune, in questi anni, non è stato capace di far valere gli importanti obblighi che gravano sul gestore del servizio. Questi obblighi costituiscono l’interesse pubblico che giustifica sul piano amministrativo il ricorso alla concessione.
Continuando ad approfondire il tema, tanto per indicare un ulteriore elemento poco chiaro, è emerso che, accanto alle inadempienze sollevate, non risulterebbero acquisite al bilancio comunale le risorse economiche che la società concessionaria, ai sensi dell’articolo “6” della Convenzione, dovrebbe versare a titolo di corrispettivo per l’affidamento del servizio di distribuzione di acqua potabile nel territorio Comunale”. Mancherebbero gli atti amministrativi o deliberativi con i quali si è preso atto della consistenza del fatturato annuale di vendita dell’acqua potabile agli utenti rispetto al quale viene rapportata la percentuale stabilita a favore del Comune e l’ammontare del contributo annuale.
In nome dell’interesse generale e dell’ente comunale è lecito aspettarsi che l’amministrazione faccia subito chiarezza, perché è un diritto della cittadinanza comprendere attraverso argomenti e fatti se la concessione trovi effettiva applicazione o se non si sia tradotta, in concreto, nella svendita della rete idrica e fognaria di Acerra.

PS:
Nell’ultimo Consiglio Comunale sono volate parole grosse.
Sentire da un consigliere comunale che il Commissario prefettizio, Marcello Fulvi “ne ha fatto di diverse cazzate, ne ha fatte tante di cazzate”, è un fatto importante. Siamo di fronte ad una denuncia politica e istituzionale di grande valenza che deve essere presa sul serio. In particolare, poi, è stato sottolineato, proprio per rafforzare il concetto, che la realizzazione di un cantiere pubblico in località Marchesa per il rimessaggio degli automezzi della raccolta dei rifiuti decisa dal Prefetto “è una grande cazzata”.
Non solo.
Sempre attraverso l’alto appellativo di “cazzata”, il Commissario prefettizio è stato accusato di aver adottato una delibera, di vendita al mercato libero degli immobili dell’Ice Snei, che “se l’avesse fatta qualsiasi amministratore di questa città, il giorno successivo ci venivano a pigliare tutti quanti”, “ci portavano con grande piacere a Poggioreale a tutti quanti”.
Alcuni rilievi.
Se il Commissario prefettizio, nel caso della svendita del patrimonio edilizio comunale, abbia adottato un atto illegittimo e delinquenziale, tanto che altri avrebbero meritato la galera, perché prenderla così da lontano con una arzigogolata perifrasi e non essere stati conseguenti attivando le procedure previste dalla legge?
La delibera in questione, poi, era corredata dagli obbligatori pareri di conformità tecnica e legale, a firma di un dirigente e di un Segretario generale. Se si trattava di un atto delinquenziale, tanto che altri avrebbero meritato la galera, viene da chiedersi che fine hanno nel frattempo fatto il dirigente e il Segretario generale. Stanno allo stesso posto? Sono stati promossi sul campo o sono stati rimossi per questa assunzione di responsabilità?
Se, infine, era una “cazzata” così grossolana aver deliberato la realizzazione di un cantiere pubblico per i mezzi della raccolta dei rifiuti, perché in tutti questi anni la Giunta comunale, avendone il potere e soprattutto il dovere giuridico, non ha provveduto a revocare gli atti deliberativi commissariali dimostrando e motivando, come impone la legge, le ragioni e i fatti che li rendevano questa enorme “cazzata”?
Così, tanto per non “sparare cazzate”!

Pasquale Marangio

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