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Dall’intervento di Mons. Di Donna su “Repubblica” è scaturito un interessante dibattito di rilievo nazionale!

Nei giorni scorsi, è stato pubblicato su “Repubblica” un importante intervento del Vescovo di Acerra, Mons. Antonio Di Donna, sull’attuale ruolo che i cattolici esercitano nella vita politica del Paese.
Il Presidente della Conferenza Episcopale della Campania ha svolto riflessioni impegnative, con un linguaggio chiaro e diretto. Si è soffermato sulle cause storiche che sono alla base della marginalità del cattolicesimo democratico e ha provato a delineare la strada che i cattolici possono percorrere per recuperare una funzione politica nell’interesse del Paese e ritornare protagonisti della vita democratica.
Come era prevedibile, da questo intervento è scaturito un interessante dibattito di rilievo nazionale, con una serie di contributi e articolate posizioni.
Il Vescovo di Acerra, da diversi anni, soprattutto in occasione delle festività, interviene sulle vicende locali. Le omelie, in queste circostanze solenni, richiamano la comunità locale a riflettere sui temi cruciali che stanno determinando la crisi ambientale, economica e sociale della città.
Anche in questi casi, evitando di soffermarsi sui dettagli trascurabili, il Vescovo coglie il cuore dei problemi. Per quanto possa sembrare sconcertante, queste profonde esortazioni non riescono neppure ad accendere un dibattito nella città. Tranne l’attenzione che doverosamente viene dedicata da questo giornale, questi interventi, in larga misura, cadono nel vuoto.
In questa fase storica Acerra non ha un problema di rappresentanza politica.
L’attuale amministrazione comunale, in pratica, governa con stabilità la città da oltre un decennio ed esprime un Consigliere regionale che dovrebbe garantire un’incidenza nei processi decisionali della Regione Campania.
Le ragioni di questa apatia e inerzia sono molteplici.
Tuttavia, è fin troppo agevole individuare la causa primaria di questa devastazione democratica e culturale. È infatti innegabile che al vuoto politico corrisponda sempre di più la solidità oppressiva di un sistema di potere, il quale si concepisce e si struttura – esclusivamente – in ragione degli interessi particolari.
In effetti, per convinzione, calcolo e opportunistica convenienza, la politica ad Acerra, in generale, ha rinunciato da tempo a svolgere la propria funzione. Si candida soltanto, ormai con sempre meno eccezioni, a sedersi al tavolo che conta, per chiedere o, in alcuni casi, elemosinare un poco di spazio, mentre l’interesse generale, da tempo rimosso dall’orizzonte politico, è stato già sacrificato.

Il Direttore

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