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Deliri di onnipotenza! Il punto di Pasquale Marangio

Acerra. Non mancano, da tempo, i segnali inequivocabili di un decadimento morale e politico nella nostra città. Il potere pubblico non è visto come un mezzo per tutelare e difendere la comunità, per perseguire lo sviluppo e la crescita nell’interesse di tutti. Il potere politico è aggredito o occupato con famelica voracità, in tutte le forme possibili, per tentare di soddisfare i propri interessi personali o familiari a discapito del bene pubblico.
La realtà, con la forza degli argomenti propri, dimostra come le conseguenze devastanti di questo degrado abbiano travolto il presente e pregiudicato qualsiasi speranza nel futuro. I giovani scappano da Acerra e nessuno sembra accorgersene, lo facciano la sera o per sempre, per inseguire la necessità del lavoro o di una vita migliore.
In questa devastazione, il sistema politico e democratico della città è sempre più asfittico e sotto controllo del potere locale. Non bisogna considerarlo un perverso paradosso, una forma di becero autolesionismo, ma una costante della storia di una comunità fragile e debole, incapace da secoli di emanciparsi dalla subalternità verso il potere.
Per questa banalissima ragione, non si comprende il fastidio con il quale pezzi collaterali del potere locale dominante soffrono e reagiscono al dissenso. Intanto perché la vita democratica e politica si regge sulla funzione essenziale dell’opposizione e del dissenso. In questi anni, questa funzione insopprimibile, ad Acerra è stata esercitata da un numero limitato e contenuto di soggetti, individuali o collettivi, oltre che dall’opposizione istituzionale. Proprio a queste sacche di “resistenza” andrebbe riconosciuto il merito di aver salvaguardato, con un’azione libera e disinteressata, per quanto di parte, la dimensione democratica della città, altrimenti dissolta e svuotata di ogni apporto vitale.
Aggredire con argomenti scadenti, illazioni gratuite, insinuazioni da Codice penale quanti a vario titolo svolgono una funzione critica verso il potere imperante non si può e non si deve ridurre all’irresponsabile e grave comportamento di alcune isolate persone che non riescono a contenere, nei limiti della civiltà, le proprie ossessioni, le proprie imbarazzanti esuberanze da tifosi.
Si tratta di una forma problematica di delirio da parte di chi pensa che il mondo e gli altri siano fatti a propria immagine e somiglianza e quindi provano a comprendere e giustificare le scelte e le azioni altrui con il proprio modo di agire e fare.
Si tratta, in tutta evidenza, di una forma discutibile di presunzione, che in realtà possiamo riconoscere soltanto al racconto della Genesi biblica o accettare da parte di quei pochi, uomini e donne, che nella propria vita hanno dimostrato sul serio e per davvero di essere esempi di valori e di virtù. Pasquale Marangio

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