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Errare è umano, perseverare è diabolico

L’ultimo Consiglio Comunale è stato un omaggio, non gradito, un vero e proprio trionfo dell`arroganza gratuita e perversa del potere, di un tronfio e malato narcisismo, di una ostentazione sfrenata e incontrollata del disprezzo per la democrazia e le regole. In un’assemblea elettiva, a qualunque livello anche nel nostro Parlamento, sono frequenti i momenti di tensione; gli scatti d’ira, che talvolta si limitano a parole o invettive sbagliate, a volte non si limitano a questo, con qualche protagonista che addirittura passa alle vie di fatto.

Quanto è accaduto tra il Consigliere Comunale Carmela Auriemma e il Presidente del Consiglio Comunale, Andrea Piatto, poteva limitarsi a uno di questi episodi, uno dei tanti. Al Presidente del Consiglio Comunale scappava, durante una normalissima, fisiologica diatriba istituzionale, qualche parola sbagliata e di troppo verso la giovane rappresentante del Movimento Cinque Stelle, apostrofata come “Camorrista”.

Un uomo delle istituzioni, passata la furia ottenebrante, avrebbe riconosciuto l’errore, chiedendo scusa, espressione tipica di sensibilità e intelligenza, e l’episodio sarebbe stato archiviato tra i tanti che si verificano e si continueranno a verificare. Purtroppo non è accaduto questo e la vicenda ha assunto tratti torbidi e inquietanti. Per esempio, nessuno si è posto il problema della gravità dell’accaduto. Ha fatto seguito solo il silenzio prono del sindaco e degli altri consiglieri comunali, amplificando all’esterno la portata e il valore del problema.

La reazione dell’opinione pubblica è stata chiara, netta, vasta. Interprete di questo disagio, di questa angoscia manifestata da tantissimi cittadini, di ogni orientamento e cultura, è stato il Vescovo di Acerra, Monsignor Antonio Di Donna, durante l’omelia della celebrazione eucaristica in onore del Santo Patrono.

Di fronte a queste accorate parole del Vescovo, il Presidente del Consiglio Comunale ha reagito, esattamente così, ha reagito convocando una conferenza dei capigruppo e, in seguito a questo passaggio, un consiglio comunale straordinario sulla camorra. Continuando a non riconoscere semplicemente e banalmente l’errore compiuto, ha continuato a reagire, in modo cieco e inconsulto, decidendo di inviare al Vescovo, come non tanto gentile omaggio, il regolamento del Consiglio Comunale, lo Statuto Comunale e il resoconto della seduta. Si tratta di una gigantesca e inutile provocazione, che trascina la dignità e la storia dell’istituzione locale, Medaglia d’Oro al Valore Civile, in un baratro, dal quale tutti usciranno indeboliti.

Tutti hanno avuto modo di vedere il video dell’accaduto, di farsi una propria opinione, in quanto tale legittima.

Le opinioni, in una democrazia compiuta, normalmente si esprimono, oggi peraltro con maggiore facilità. Il documento filmato mostra tanti dettagli, i volti tesi, le parole. Il Consigliere Auriemma cerca, peraltro senza abili sotterfugi a cui pure poteva ricorrere, di richiamare l’assemblea sul tema della camorra che nell`ultimo anno è tornato a sparare e purtroppo ad ammazzare. È un fatto assolutamente normale, che poteva essere governato dal Presidente del Consiglio Comunale con sobrietà e sensibilità. Del resto la regola delle regole è che qualunque assemblea ha sempre la piena sovranità a poter decidere sull’organizzazione dei propri lavori, sopratutto se si tratta di una mera discussione che non si traduce nell’adozione di un atto formale. Era troppo nervoso: forse sarebbe il caso di chiarirne e spiegarne pubblicamente i motivi, a meno che non fossero molto personali. Del resto, in apertura dei lavori, proprio lo stesso Presidente del Consiglio Comunale aveva sollevato il problema della camorra,  manifestando vicinanza ad un cronista locale minacciato da un pregiudicato per gli articoli scritti sui temi della criminalità organizzata. Questo intervento non era previsto e iscritto all’ordine dl giorno, ma è stato giusto e doveroso.

Il Presidente del Consiglio ha deciso di limitarsi a trattare questo particolare e specifico aspetto, non ritenendo di affrontare la delicatissima questione della recrudescenza del fenomeno camorristico ad Acerra nel suo complesso e gli inquietanti interrogativi che pone.

Altri invece pensavano di andare oltre l’ovvio, oltre il timido intervento del Presidente del Consiglio.

Il Sindaco, nel frattempo continua ad assumere un atteggiamento defilato, troppo attento a non invadere la sfera del suo principale alleato e, secondo tanti esponenti della maggioranza, sopratutto suo erede, più o meno universale.

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