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Il Comune di Acerra, da anni, si misura con assetti del potere amministrativo sbilanciati rispetto al quadro normativo…

Da quando ero uno studente, seguo con passione e interesse l’attività del Consiglio Comunale della mia città.
Ho avuto l’onore di farne parte, rappresentando i cittadini in una straordinaria stagione politica di rinascita civile, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche. Furono anni di apprendimento, di crescita; furono anni intensi e formativi sul terreno politico e amministrativo che, ancora oggi, percepisco come un prezioso scrigno.
Ieri, si è tenuta un’importante seduta del Consiglio Comunale, convocata dall’opposizione consiliare per discutere la delicatissima questione degli assetti organizzativi e dirigenziali, con gli inevitabili riflessi sulla struttura preposta alla prevenzione della corruzione nel Comune.
È indispensabile, per tutta una serie di ragioni, consegnare all’opinione pubblica cittadina alcune considerazioni, politiche ed istituzionali, su quanto è emerso durante il dibattito consiliare, non tanto per il loro attuale significato, quanto per quello che avranno nel futuro.
Intanto, è stato giusto che il Presidente del Consiglio Comunale sottolineasse l’assenza di una parte dei consiglieri comunali di opposizione. Non credo che si sia trattata di una strumentalizzazione, perché quando l’opposizione esercita l’unica prerogativa vera riconosciuta dalla legge come un potere, è incontestabile che debba, per prima, mostrare piena consapevolezza e rispetto del proprio ruolo. Sono certo che si è trattato di uno spiacevole episodio, frutto di concomitanti circostanze sfortunate, ma di cui occorre non disperdere nei prossimi mesi la memoria.
È, invece, vuota retorica evidenziare che il Consiglio Comunale si è potuto svolgere grazie alla disponibilità della maggioranza. Anche in seconda convocazione, in effetti, l’opposizione non detiene i numeri per celebrare il Consiglio Comunale. La maggioranza, quindi, non si è prodigata in una concessione generosa. Gli resterebbe come alternativa solo la scelta molto problematica di determinare lo stallo istituzionale, che ovviamente non sarebbe privo di conseguenze traumatiche sul funzionamento del Consiglio Comunale.
L’importanza della seduta, tuttavia, avrebbe richiesto la presenza del Sindaco, che invece ha avuto la premura di abbandonare in fretta l’aula per anteporre altri impegni istituzionali, opportunamente colti al balzo.
Il Comune di Acerra, da anni, si misura con assetti del potere amministrativo sbilanciati rispetto al quadro normativo disciplinato con chiarezza dalla legge. L’attribuzione stabile e permanente al Segretario comunale di funzioni e compiti dirigenziali – assorbito pienamente nell’amministrazione attiva e nella gestione – ha in pratica dissolto qualunque forma di controllo sull’attività amministrativa, la quale strutturalmente finisce per risultare inadatta e impossibilitata a rispondere ai requisiti richiesti dalla Costituzione di buon andamento e imparzialità.
Il Sindaco ha cercato con l’assenza di sfuggire alla necessità di rispondere alle questioni sollevate, di affrontare con responsabilità lo sforzo di un profondo mutamento dell’organizzazione comunale, di fornire convincenti motivazioni rispetto allo scarsissimo carico di lavori e responsabilità attribuiti agli altri otto dirigenti comunali. Non è un caso che, infatti, a conclusione dei lavori, il Presidente del Consiglio comunale abbia evidenziato, rivolgendosi agli esponenti dell’opposizione, che l’affidamento al Segretario comunale del servizio di igiene urbana risponderebbe ad esigenze superiori di legalità. Nessuno vuole discutere e dubitare delle informazioni riservate in possesso del Presidente del Consiglio Comunale, né tantomeno chiedersi perché siano nascoste agli altri consiglieri, che possono essere vincolati al segreto d’ufficio.
Resta il fatto che c’è da preoccuparsi.
Proprio in questa settimana, la giunta comunale ha varato una delibera con la quale si è provveduto ad approvare il progetto definitivo del collettore fognario sulla provinciale Cancello Caivano. La delibera meriterebbe tanti approfondimenti, perché il parere di regolarità tecnica, oltre che di legittimità, è stato fornito dal Segretario Generale. La legge, in realtà, prevede che su ogni proposta di deliberazione sottoposta alla Giunta e al Consiglio, che non sia mero atto di indirizzo, è richiesto il parere di regolarità tecnica al responsabile del servizio interessato, che se ne assume la responsabilità amministrativa e contabile. In assenza del responsabile del servizio, a rendere il parere di regolarità tecnica è il Segretario comunale, solo se ha le competenze adeguate a quel servizio.
È ragionevole pensare che le competenze professionali per valutare i complessi elaborati tecnici di un’opera infrastrutturale di sei milioni di euro siano – nel frattempo – stati acquisiti dal massimo funzionario comunale e, di certo, ci sarà alla base di questa singolare situazione – di un parere in pratica espresso al buio – un altro motivo superiore di legalità e sicurezza pubblica che non possiamo conoscere.
Dal segreto di Stato al segreto del Comune, infatti, passa poco o niente.
È giusto, in ogni caso, chiedersi che fine abbiano fatto i due dirigenti tecnici di ruolo del Comune di Acerra, un architetto e un ingegnere, e per quale motivo non potessero sottoscrivere, avendo le adeguate competenze, il parere di regolarità tecnica per la delibera.
È giusto chiedersi come sia possibile che in un Comune dove a otto dirigenti vengano conferite attribuzioni marginali e residuali rispetto a quelle rilevantissime attribuite al Segretario generale, agli stessi vengono poi sistematicamente riconosciuti gli obiettivi massimi, con il massimo dei punteggi e il massimo del riconoscimento economico.
È giusto chiedersi, infine, se sia accettabile che, nell’ambito di un’organizzazione comunale così complessa e articolata, possa esserci solo un “dirigente” ad essere garanzia di legalità, senza che il Sindaco e la Giunta comunale assumano decisioni e determinazioni concrete e risolutive che possano sradicare una condizione così torbida ed estrema, inquietante per la democrazia, mortificante per la forza e la dignità della legge.
Pasquale MARANGIO

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