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Il “Duo delle meraviglie” ha privatizzato per quattro soldi opere costate milioni…

Acerra. Per raggiungere i propri fini istituzionali, i comuni dispongono di varie risorse e beni. Il patrimonio immobiliare è uno dei mezzi fondamentali per rispondere agli interessi pubblici nella realtà locale. La sua gestione e programmazione deve essere ispirata a prudenza e lungimiranza.
Il Comune di Acerra, nel corso degli ultimi anni, godendo di una serie di finanziamenti regionali e statali, direttamente o indirettamente legati all’insediamento del termovalorizzatore sul territorio, ha realizzato spazi e opere per milioni di euro. Nel breve volgere di mesi, però, il Comune, pur avendo tutte le possibilità di darsi un’adeguata organizzazione di risorse umane, ha scoperto di non essere in condizione di gestirli, mentre stanno partendo altri lavori, per esempio la ludoteca nel quartiere Madonnelle.
Il Parco Urbano di via George Sand è stato concesso a privati per duecentocinquanta euro al mese per nove anni, mentre l’impianto sportivo Arcoleo, per lo stesso periodo, al canone di quattro mila euro all’anno. Sicuramente seguiranno nel tempo provvedimenti di analoga natura.
Questa deriva è una manifestazione deteriore di un pessimo andamento dell’azione amministrativa, di una incomprensibile e ingiustificata partecipazione dei privati nella cosa pubblica, della compressione degli interessi pubblici e generali. L’eventuale rispetto delle forme e delle procedure non solleva il problema della lesione dell’imparzialità che queste scelte determinano. Basta pensare alla concorrenza con altri operatori commerciali che, solo a fronte di affitti altissimi, possono svolgere l’attività nello stesso quartiere.
Non basta denunciare questa vergogna nelle istituzioni o alle istituzioni. La politica e la cittadinanza, attiva ed organizzata, devono assumere posizioni ed iniziative pubbliche per imporre e chiedere all’amministrazione comunale intanto la necessaria trasparenza. Soprattutto occorre chiedere con forza che queste scelte, così rilevanti e vincolanti, si debbano poter ricondurre effettivamente all’interesse generale e alla costruzione del futuro della comunità.
Il Comune non è uno studio professionale.

Pasquale Marangio

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