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“…Il sindaco non è un vigile che smista il traffico…” Di Pasquale Sansone

Acerra. Un Consiglio Comunale è una rappresentazione. Di certo, lo è in quanto espressione democratica della città, ma, quando si celebra, mostra, in una dimensione plastica, lo stato del potere comunale e le dinamiche più significative che caratterizzano il sistema politico locale.
In generale, ad Acerra viene sottolineato un complessivo decadimento del confronto istituzionale. I segni di un arretramento vengono individuati nel linguaggio e nelle argomentazioni che si utilizzano negli interventi. Non è un problema di confronto o scontro tra maggioranza e opposizione, in quanto è normale che la dialettica tra queste forze possa oscillare, in base alle condizioni, ai temi e ai momenti, tra la collaborazione e la contrapposizione. La decadenza, semplicemente, deve essere ricercata nelle modalità attraverso cui si esprime lo scontro o l’incontro.
La maggioranza stenta a trovare argomenti per convincere e ricorre solo alla fredda logica numerica per imporsi, manifestando così la propria forza, ma anche le proprie strutturali debolezze.
Il Presidente del Consiglio Comunale è infatti il dominus politico. Per scelta o necessità, contravvenendo al ruolo di garanzia esercitato, svolge una funzione politica preminente e dominante. Il sindaco e gli assessori vengono sistematicamente sviliti nel ruolo e nella funzione, in un quadro di evidente sfiducia verso la capacità dell’esecutivo di reggere la prova in Consiglio. L’espressione plastica di questa latente sfiducia si rinviene nei testi preconfezionati che il sindaco e gli assessori sono costretti a leggere.
Il sindaco ha un atteggiamento remissivo e rinunciatario. Questo non è accettabile, per svariate ragioni politiche ed istituzionali. Il sindaco deve rivendicare le proprie responsabilità e prerogative, quando queste vengono, seppur in buone fede, messe in discussione. Quando un consigliere, per citare un esempio di attualità, nel rinnovare il sostegno ad un assessore sfiduciato dall’opposizione, ne rivendica l’indicazione, ha delegittimato il sindaco a cui spetta per legge la nomina della giunta.
Il sindaco si deve rendere conto che non può limitarsi, con maniacale sistematicità, a delegare agli assessori gli interventi dell’esecutivo in Consiglio, soprattutto quando investono una sfera politica rilevante.
Il sindaco non è un vigile che smista il traffico. Il sindaco deve ricordarsi, nell’interesse della città, di essere al vertice politico e amministrativo e, stando alla metafora, è l’intero comando di polizia municipale a dover rispondere alle proprie indicazioni.

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