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Roma, 31 Gennaio 1995 – A proposito della medaglia d’oro al valore civile di Acerra – l’on. Michele Giardiello scrive al Presidente Scalfaro

Roma, 31 Gennaio 1995

Carissimo Signor Presidente,

mi permetto di portare alla Sua attenzione la storia della mia città, Acerra, e vorrei farlo come figlio di questa terra prima ancora che come parlamentare. Il 2 e 3 Ottobre 1943, quando le truppe naziste in ritirata trucidarono barbaramente oltre duecento tra uomini, donne, vecchi e bambini. Fu una strage orrenda,  ingiustificata e assurda voluta per rappresaglia contro un’intera popolazione che accennava appena a ribellarsi alle angherie perpetuate continuamente in città dai soldati tedeschi nelle settimane successive all’armistizio.

Il 16 settembre 1943 i nazisti uccisero sul piazzale della stazione ferroviaria la giovane Gilda Ambrosino; il 1 Ottobre fecero prigionieri tutti i giovani acerrani di sesso maschile. Presero pure in ostaggio il parroco della chiesa del Purgatorio, don Tommaso Carfora, prelevato ancora con i parametri sacri sull’altare, mentre diceva messa per i suoi fedeli.

Schiaffeggiarono pubblicamente e imprigionarono lo stesso Vescovo del tempo Mons. Nicola Capasso, sceso nella piazza dove erano raccolti gli ostaggi per implorare pietà e scongiurare il peggio.

Il Vescovo fu poi rilasciato dopo essere stato offeso e denigrato. Furono giorni terribili, gli acerrani si opposero con deboli barricate – costruite dalle donne e dai contadini – che furono rapidamente spazzate via dalle forze germaniche. Era il 2 ottobre e, il primo a cadere sotto il piombo nemico fu Giovanni  Piscopo, ammazzato proprio in Piazza Duomo.

A nulla valsero le grida di disperazione delle mamme e dei bambini, tutti gli uomini vennero prelevati dalle case e dai bassi di via Madonna delle Grazie, e dal Corso della Resistenza, e furono barbaramente trucidati e poi gettati nei roghi delle case in fiamme. Soltanto il 4 Ottobre, dopo l’arrivo ad Acerra delle truppe americane di liberazione, lo stesso Vescovo Capasso fu in grado di coordinare alcuni gruppi di superstiti per avviare la rimozione delle salme e la loro sepoltura. Può immaginare, Signor Presidente, con quale orgoglio la mia città vive queste pagine della propria storia e dal sacrificio di quei giovani che morirono per difendere la dignità e la libertà di un popolo. Purtroppo nessuna riconoscenza ufficiale, nessuna medaglia è mai stata conferita alla città di Acerra per questo terribile eccidio. I vari Consigli comunali, a partire sin dal dopoguerra, hanno invano richiesto alle autorità di Governo e dello Stato di porre fine a questa ingiustizia. Per Mons. Capasso fu proposta una medaglia d’oro al valor civile. Il presule, rifiutò l’onorificenza sostenendo di aver semplicemente svolto il proprio dovere di Vescovo verso la popolazione.

Negli ultimi tempi il successore di Mons. Capasso, il nostro attuale Vescovo Mons. Antonio Riboldi si è rivolto alle autorità affinchè “a seguito degli eroici gesti – egli ha scritto in una pubblica lettera – come Vescovo di questa città chiedo sia riproposta la medaglia d’oro che spettava a Mons. Capasso e venga donata alla città di Acerra”.

Sono certo, Signor Presidente, che Ella prenderà nella giusta considerazione il legittimo riconoscimento che la nostra città aspetta da oltre 50 anni. Sarebbe meraviglioso, ma forse è chiedere troppo, se quel giorno, mi auguro non lontano, Ella vorrà venire personalmente a conoscere la mia città, le sue antichissime origini, l’attuale fermento civile, culturale e democratico che l’attraversa. La ringrazio vivamente per la Sua attenzione e con l’occasione porgo i miei più cordiali saluti.

On. Michele Giardiello   

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