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Tito d’Errico tra “Affari legali e legalità” Di Vincenzo Angelico

Acerra. Cittadini che si sono succeduti negli anni, mai hanno toccato livelli così bassi di credibilità, come quello attuale . Acerra sta vivendo un turbinio di vicende giudiziarie e la Casa Comunale di viale della Democrazia è diventata bersaglio della magistratura e delle forze dell’ordine. “Nulla nasce dal nulla e soprattutto adesso, nulla potrà tornare nel nulla”. Vicende che hanno provocato, tra l’altro, le dimissione dell’assessore De Rosa in quanto moglie di uno dei destinatari di una esecuzione di provvedimenti cautelari in carcere. Un atto dovuto? Sicuramente un gesto da apprezzare, ma che poteva anche evitare. Ella, tuttavia si è dimessa a garanzia di un personale e corretto intuito istituzionale.
Oggi sia l’opposizione che gran parte della città, pretende le dimissioni anche dell’assessore Vincenzo Piscitelli. La De Rosa è un personaggio politico poco conosciuto e “di prima nomina, mentre Piscitelli è un politico di lungo corso, un vero traghettatore, ha navigato i mari sia di “Centro destra “ sia di “ Centro sinistra” e da qualche anno è approdato tra le braccia “mammone” delle liste civiche cittadine. Comunque Piscitelli è un politico di notevole esperienza ed esperto conoscitore della macchina comunale, tant’è che tra le varie deleghe ne custodisce ancora quella degli affari legali comunali. Incarico di pregio, delicato e di grande responsabilità. Le sue dimissioni sono pretese in quanto, il figlio è risultato vincitore di un concorso indetto dall’Ente, senza averne completato le relative prove, ed ugualmente inserito in graduatoria utile per assunzione a scorrimento. Questi fatti sono stati sentenziati dal Tar Campania unitamente alla condanna dell’Ente al pagamento di somme. Questo è un fatto gravissimo per un Amministrazione Comunale. Quanto accaduto mette in luce una totale approssimazione politica e amministrativa, oppure evidenzia una totale spregiudicatezza nella gestione della cosa pubblica? Delle due una, ma entrambe da condannare. Trascurando i doveri dei concorrenti e focalizzandoci su altri fattori concorsuali, è d’obbligo porsi alcune domande: l’indizione di un concorso costituisce l’inizio di una procedura amministrativa che per legge deve avere un responsabile che ne garantisce il corretto svolgimento e l’assoluta correttezza procedurale. Nel caso di specie sarà stata, per legge, nominata una commissione. Ebbene, durante l’istruttoria finale, momento durante il quale si legittima la graduatoria di merito, nessuno dei componenti la commissione, compresa la presidenza, si è accorto che la posizione del Piscitelli figlio difettava di risultanze concorsuali? Questo “errore” ha permesso al giovane Piscitelli di essere assunto in altro comune, esponendolo, inconsapevolmente a delicate responsabilità, soprattutto sulla eventuale nullità di eventuali atti da lui redatti. Di diversa natura e valenza politica quelle arrecate all’assessore Piscitelli. Successivamente e grazie ad alcuni ricorrenti, il comune di Acerra, aveva cognizione degli “errori“ causati, ma non adottava alcun provvedimento a propria tutela. Da questo contesto emergono criticità circa la trasparenza e correttezza ed imparzialità amministrativa. Piscitelli, in quanto assessore e seppur con le comprensibili preoccupazioni e premure di padre, doveva adoperarsi a garantire la trasparenza, anche ai fini del buon andamento della pubblica amministrazione. Questo non lo ha fatto ed oggi l’epilogo della richiesta legittima delle dimissioni. Buon senso vuole che in questi casi un Sindaco non debba ritirare le deleghe, bensi l’assessore le consegni e si dimetta. Questo lo deve per rispetto a se stesso, per rispetto alla politica ed ai suoi elettori e lo deve soprattutto a tutti quei ragazzi che non hanno un papà assessore. Al Sindaco d’ Errico invece spetta, per obbligo morale di assicurare i principi previsti dall’art. 97 della Costituzione, garantire cioè i principi di imparzialità e trasparenza nella pubblica amministrazione. Questi lo deve alle sue responsabilità di primo cittadino, alla onorabilità del ruolo di Sindaco e soprattutto a quei padri che non saranno mai assessori di questo città. Poi, se non riesce, perchè la politica di governo cittadino non glielo permetterà, decretando il suo fallimento, sarà egli stesso a DIMETTERSI. Questo lo deve soprattutto per amore del suo popolo, che lo consegnerà alla città quale professionista integro, corretto e soprattutto coerente.
Vincenzo Angelico

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